Magazine Sabato 9 giugno 2001

Intervista a Charles Simic

Il potere di internet.
Ore 10.53 scrivo un messaggio via email al poeta americano Charles Simic – vincitore del Pulitzer nel 1990 per la sua raccolta di poemetti in prosa The world doesn’t end (Il mondo non finisce – nelle librerie italiane a giugno 2001) – alle ore 12.32, trovo il suo laconico messaggio “Here it is. Best, Simic” (Ecco. Saluti, Simic), a cui seguono, ordinate numericamente, le sue risposte alle mie domande.
Gentile.
L’intervista è fatta!
E allora non posso fare a meno di pensare a quanto bisogna rincorrere certi italiani.


Per chi non lo conoscesse, Simic è originario di Belgrado (1938), ma risiede negli Stati Uniti dal 1954, dove è emigrato con i genitori alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Scrittore eclettico e Professore di Letteratura Inglese all’Università del New Hampshire, Simic è autore di oltre sessanta pubblicazioni tra cui raccolte di poesia, prose, traduzioni (dal francese, serbo, croato, macedone e sloveno), saggi critici, antologie di poeti internazionali e statunitensi. Per la sua produzione poetica e le sue traduzioni, Simic ha ricevuto prestigiosi premi e riconoscimenti, tra cui quelli della American Academy of Arts and Letters e della Poetry Society of America, l’Edgar Allan Poe Award, il Premio P.E.N. per la traduzione e il Pulitzer. É inoltre vincitore della Scholarship della Guggenheim Foundation e di una Fellowship della MacArthur Foundation.


In che direzione sta andando la poesia americana?
Nessuno lo sa, ovviamente. Gli Stati Uniti sono un paese vasto, il che significa che si scrive e si pubblica molta poesia e che non è più possibile darne una semplice caratterizzazione.

Chi sono i suoi maestri? In Europa? Nel resto del mondo?
Si tratta di una lunga lista. Parte da Ovidio e include Villon, Baudelaire, Leopardi e molti altri.

Scriverà qualcosa sull’incontro dei G8 del 2001 che si tiene a Genova? Se non lo fa, in qualità di poeta cosa pensa della globalizzazione e della protesta del popolo di Seattle?
Non era nei miei programmi. La globalizzazione sta molto a cuore ai nostri capitalisti, perché metterebbe i lavoratori americani in competizione con quelli dell’Uganda e di Singapore, in altri termini gli farebbe perdere il posto o significherebbe un taglio dei loro stipendi. Penso che il popolo di Seattle avesse tutte le ragioni per protestare.

Sta lavorando a un nuovo libro o ad una nuova raccolta di poesie?
Uscirà una mia pubblicazione di poemi ad agosto, dal titolo Night Picnic

Quali progetti per il futuro?
Stare a casa e scrivere

É la prima volta che viene in Italia? A Genova? Se no, pensa di trovarla molto cambiata?
No, sono stato in Italia molte volte e questa è la mia quarta visita a Genova. É una città che mi piace molto e non penso di trovarla molto diversa dalla scorsa estate.

Se dovesse scegliere il suo poeta italiano preferito pescherebbe un nome dal passato o ne selezionerebbe uno dalla scena poetica contemporanea?
L’Italia ha avuto molti grandi poeti, personalmente adoro Campana, Montale e Pavese. Tra i contemporanei, ne apprezzo qualcuno, ma non riesco a parlarne con la stessa sicurezza.

Qual è il poeta americano che più ammira? E perché?
Emily Dickinson e Wallace Stevens non perché siano stati particolarmente originali come poeti, ma perché prevedono anche una profondità filosofica.

(La presente intervista, originariamente in inglese, è da me tradotta).

Tra i suoi lavori si ricordano What the grass say, Jackstraws che fu nominato Notable Book of the Year dal New York Times, e ancora Walking the black cat, A wedding in hell, Hotel Insomnia

Simic sarà ospite del 7° Festival Internazionale della Poesia a Palazzo Ducale, martedì 12 alle ore 21.30.
(clicca qui per il Leggi l'articolo )

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