Magazine Giovedì 28 aprile 2011

«Droghe, sesso e sballo non fanno per me: mi sento esclusa»

Se vuoi contattare il Dottor Marco Ventura scrivi una email a lettinovirtuale@mentelocale.it

Salve, sono una ragazza di 19 anni. Ho letto il commento del mio coetaneo e mi rendo conto che non sono l'unica a sentirmi così strana su questo mondo.
Sono stata costretta a crescere così in fretta, per motivi familiari, che adesso mi sento finita! Dovrei sentirmi un fiore che deve ancora sbocciare e invece mi sento una pianta appassita. Sono circondata da persone viziate.
Vizio inteso proprio come tale, droghe, fumo, alcol e quant'altro. Spesso proprio per questo, mi sento estraniata da questo mondo che non mi appartiene.

Io non fumo neppure le sigarette e si figuri se posso andare oltre. Molte volte al posto di esserne felice, questo mi fa sentire una rompiscatole, come se secondo loro io non riuscissi a capire. Il problema è che io penso sempre al dopo, so che per tutto c'è sempre un prezzo da pagare, so che per alcuni errori fatti a venti anni ci si rimette per tutta la vita, e allora dico io, ma perché non si può vivere senza sballarsi? Perché secondo loro non esiste un sabato senza ubriacarsi e drogarsi?

A un certo punto della serata mi ritrovo da sola a ragionare perché ormai loro non sono più in grado: sono sempre io l'unica!
Vorrei riuscire a farglielo capire ma non ci riesco, non ho i mezzi a disposizione sufficienti!
Mi sento messa da parte, mi sento un peso per gli altri ma soprattutto per me stessa.
Vedo del marcio in tutti, ho paura dell'amicizia e ho paura che il mio ragazzo si stanchi delle mie paranoie.

Ho un pianto facile e la maggior parte delle volte non sono di buona compagnia. L'unica cosa che mi fa stare bene é il mio
Amore: lui riesce a divertirsi e io no.
Sono felice per lui anche se non condivido alcune forme di divertimento caratterizzato sempre dalle stesse cose (quelle che ho elencato io), ho una confusione in testa che mi porta a delle crisi isteriche che mi fanno paura.
Molto spesso non vengo ascoltata quando parlo di cose serie, secondo loro dovremmo solo sparare cavolate e ridere sopra a tutto! Ma è possibile tutto questo?
Io vorrei capire dove sbaglio perché non riesco ad accettare la diversità degli altri? Perché non riesco a farmi scrollare tutto da dosso?

Ho vent'anni e dovrei avere una voglia di vivere all'eccesso e invece mi ritrovo a pensare che morire non sarebbe proprio la fine più brutta, anzi, forse l'inizio della pace.
Vorrei solo riuscire a vivere bene e ritrovarmi su questo mondo, tornare a sorridere a tutti e non prendermela per niente: se qualcuno mi critica vorrei farmelo scivolare e invece mi da fastidio. Tutto e tutti.
Ma soprattutto io mi dò fastidio da sola. Non mi piace essere compatita, preferisco sacrificarmi per gli altri piuttosto che gli altri per me ma non sto bene. C'è sempre qualcosa che mi da fastidio, che mi innervosisce, che mi rende insopportabile.
Me ne rendo conto ma non so come fare!
Sono pesante, ma come faccio?



Lo dico subito: passare la vita avendo come unico scopo bere, fumare e drogarsi è triste se non stupido. Potrei andare avanti per ore a spiegare i mille perché di questa affermazione ma non è questo il punto.
Quello che invece vorrei farle, gentilmente, notare è che anche passare la vita a pensare sempre al dopo anziché all'adesso non è che sia un granché furbo. E se in più, questo senso di responsabilità la fa sentire finita, appassita e con la sensazione che morire non sarebbe poi una brutta cosa, allora vuol dire che anche questo suo senso di responsabilità è stupido. Va cambiato!

E lo sa anche lei che così non può andare. E non sono solo gli altri a non capire che non ci si può rovinare al vita a vent'anni. I suoi scatti d'ira, i suoi pianti, le sue crisi isteriche e la sua insofferenza sono il segno che, dentro di se, sa che tutta questa sovrastruttura di cosiddetta serietà é eccessiva e sbagliata.
Lei dice che ha avuto una situazione famigliare che l'ha costretta a crescere così in fretta, così in fretta da essere già arrivata alla fine? Che peccato! Ci saranno stati davvero dei motivi ma non buoni abbastanza da ridurla così.

E forse tutta questa pressione su di lei è stata davvero eccessiva e le ha deformato il senso delle cose. Adesso, all'alba dei suoi vent'anni, credo che dovrà prendere in considerazione l'ipotesi di rinascere. Cambiare il punto di vista e lasciarsi alle spalle molti dei condizionamenti che ha dovuto subire. Come? Sarebbe carino incominciare con l'immaginarsi cosa vorrebbe diventare. E immaginarsi diversa da com'è ora, superando le inutili abitudini che la imprigionano in un'idea di se stessa davvero troppo angusta.
Lei si sente pesante e non va bene, ma quale aggettivo le piacerebbe associare alla sua persona? Lieve? Leggera? Serena? Simpatica? Vitale? Scelga lei!

Di sicuro non rompiscatole (e dunque non rompa le scatole a nessuno). Di sicuro non triste e seriosa (che nessuno la vorrebbe come esempio). E nemmeno criticona (che le critiche servono solo a dare fastidio senza insegnare nulla).
Già che c'è, nell'immaginarsi nuova, rivedrei anche la sua tendenza a sacrificarsi che, ora come ora, potrebbe essere interpretata come se lei valesse meno degli altri. Non so chi o cosa le abbia fatto intendere ciò ma, in ogni caso, non sarebbe giusto.
Dunque? Che definizione vorrebbe per se che la facesse sentire bene e che permettesse agli altri, conoscendola, di dire ehi vorrei essere io come lei!?

Forse le sue vicissitudini l'hanno portata ad avere una visione distorta di ciò che lei è e del ruolo che potrebbe avere nel mondo. E su questo bisogna lavorare per trasformarsi ancora.
A me farebbe piacere che lei pensasse di essere una fantastica ragazza di 19 anni che ride, scherza e si diverte, anche se non beve e non fuma e non si droga quanto gli altri ma che è una bella alternativa e ha una parola buona ed un sorriso per tutti. Anche per se stessa!
Che ne dice? Le piacerebbe essere una ragazza così?
Se risponde di si questo è il primo passo per diventarla.
Saluti, Ventura

* Psicologo e psicoterapeuta. Chi vuole consultare Marco Ventura direttamente può chiamare il numero 010 562769 o recarsi presso il suo Studio di via Macaggi 25/11, Genova.
di Marco Ventura*

Potrebbe interessarti anche: , «Mamma secondo te sono lesbica?»: la domanda di una figlia i dubbi di una madre , «Preferisco stare con le mie amiche anziché con il mio ragazzo: Cosa mi succede?» , Paura di essere omosessuale, lo sfogo di un ragazzo e la risposta dello psicologo , «E se fossi lesbica?»: forse è solo paura e ipocondria , Doc Omosex? Forse è solo ipocondria

Oggi al cinema

Piccoli brividi Di Rob Letterman Commedia, Avventura, Thriller U.S.A., Australia, 2015 Zach Cooper (Dylan Minnette) è un adolescente sconvolto per il trasferimento da una grande ad una piccola città. La sua vicina di casa è una bella ragazza, Hannah (Odeya Rush), che vive con un padre misterioso che si rivela essere... Guarda la scheda del film