Magazine Mercoledì 27 aprile 2011

Odio gli indifferenti di Antonio Gramsci, da Luca e Paolo a Chiarelettere. La recensione

Magazine - Cosa avrebbe detto Antonio Gramsci morto prigioniero se avesse saputo che –a distanza di quasi un secolo (muore nel 1926 dopo una lunga malattia sgocciolata mirabilmente nei Quaderni del carcere)– il suo Odio gli indifferenti sarebbe stato perfino letto al Festival di Sanremo da due comici sensibili come Luca e Paolo?
Incredibile che abbia scritto un articolo così acceso il 11 febbraio 1917 iniziandolo come lo sfogo che oggi non esercitiamo più (perché?): «Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che vivere vuol dire essere partigiani».

Ma il pamphlet più incendiario della stagione, Odio gli indifferenti (A. Gramsci, Chiarelettere, pp. 108, 7 Eu) (insieme a Indignatevi! di Hessel, anche lui un vecchio signore di 93 anni) possiede spunti più inquietanti. Sui politici inetti. Sono quelli senza fantasia e senza una forza morale che la illumini dall'interno: la simpatia umana, cioè la capacità di sentire davvero i bisogni degli altri. Ditemi il nome di un politico simpatetico oggi.

Con gli intellettuali, Gramsci usa il machete: «A proposito, intellettuale vuol sempre dire intelligente?» si chiede.
Tutti pensiamo sempre che l'umiltà stia nell'ascoltare l'avversario e nel mettersi nei suoi panni. Gramsci segue questo consiglio dei saggi per un po' e poi dice che no, per lui i panni «dei miei avversari erano così sudici» da farlo concludere: «È meglio essere ingiusto qualche volta che provare di nuovo questo schifo che fa svenire».
Tolleranza zero da schierare quando la politica va incontro al burrone.

Sulla guerra sviluppa una visione economica basata sulla partita doppia: «Le guerre moderne nascono dal bisogno di assestamenti economici migliori per certi capitalismi nazionali».
Come si osservò ne La grande Illusione di Norman Angell, gli uomini convinti di ciò pensano che le guerre siano proficue. La verità è che in una guerra moderna non ci saranno vincitori né vinti, ma soltanto un abbassamento del livello economico per tutti.
Il collasso del Nord–Africa porterà ad un impoverimento collettivo?

Gramsci aveva previsto Ruby perché il mondo in realtà ruota sempre attorno a un asse costante: le relazioni tra i due sessi. L'articolo (10 luglio 1917) intitolato Le donne, i cavalieri e gli amori (Caratteri italiani) aveva già detto che uno, cento o mille libri di prosa artistica scritti da italiani, cioè romanzi, novelle, commedie, drammi, possiedono la stessa impronta: la sessualità, perché «forma tutto il mondo fantastico epico-lirico degli italiani». Ci siamo persi qualcosa?

di Alberto Pezzini

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