Magazine Lunedì 28 marzo 2011

Non voglio il silenzio. Un libro di Patrick Fogli e Ferruccio Pinotti

Solara, tre sillabe che compongono un nome sussurrato in punto di morte da una giovane avvocatessa uccisa in un'aula di tribunale. Prima di morire la vittima doveva incontrare un uomo, a cui quel nome evoca il ricordo doloroso della moglie Elena morta in un incidente stradale.

Salto temporale: l'attentato del luglio 1992, in cui Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta perdono la vita. Come questi due episodi si legano? Non voglio il silenzio (Piemme, 2011, pagg.539, 19.50 Eu) ce la racconta in un percorso alla scoperta dei rapporti tra mafia, politica, finanza, industria, in cui anche i servizi segreti svolgono la loro parte.

A firmare il libro, Ferruccio Pinotti, giornalista d'inchiesta, e Patrick Fogli, ingegnere elettronico con il debole per la scrittura noir. (LCP)

Magazine - Tutto è cominciato con una telefonata.
E ancora oggi non so chi fosse, la persona che me l'ha fatta. Era solo una voce al di là di un ricevitore. Non aveva un volto, non aveva uno sguardo, non aveva un corpo. Solo una cosa sono riuscito a scoprire. Aveva occhi che guardavano avanti. E non aveva paura di farlo.
Non è mia, questa definizione e mi fa rabbia ammetterlo. È di mia figlia. Mia figlia che di quella voce sa ancora meno di me. Mia figlia che tende all'emotività e all'emozione. Mia figlia che non ha mai immaginato quelle mani nervose e che non ha visto neppure per un istante gli occhi che ha descritto così bene.
Sono nato in una casa di donne, sono cresciuto in una casa di donne, ho percorso la strada che mi ha portato qui, a queste parole, per tre donne.
Mia moglie, mia figlia. E la voce di quella telefonata. Per loro ho preso la mia decisione e quando mi sono reso conto che non sarei tornato indietro, nel momento in cui ho capito quello che andava fatto, mi sono sentito fiero di me come non lo sono mai stato.
Racconterò una storia. In parte l'ho vissuta e in parte l'ho ricostruita.
La racconterò perché qualcuno pensa che non vada raccontata. La racconterò perché non ho più scelta. La racconterò per tentare di salvarmi la vita.
La racconterò perché nel paese delle storie dimenticate, quello che ho da dire non ha mai avuto diritto di cittadinanza.

Copyright (C) 2011 Piemme Edizioni, Milano

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