Magazine Venerdì 25 marzo 2011

«Faccio sesso con le donne, ma mi eccitano gli uomini: sono gay?»

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Magazine - Salve,
sono un ragazzo di 21 anni ed è difficile definire con certezza il periodo in cui ho pensato di essere omosessuale. Di una cosa però sono sicuro: non lo sono sempre stato.
Ricordo infatti che da piccolo (7-10 anni) riuscivo ad eccitarmi pensando alle donne e vivevo tutto con l'ingenuità e la spensieratezza di quell'età. Per cause a me oscure nel periodo della scuola media ho notato i primi cambiamenti. Proprio in quel periodo ho iniziato a provare tanti sensi di colpa dati da un impareggiabile confronto con gli altri miei compagni.
Io a 12 anni ero grassottello, avevo una voce femminile e la mia relazione con il sesso era a dir poco "orrida" ed enigmatica.
Provavo infatti nausea, nel vero senso della parola, nei miei primi approcci con la pornografia, al contrario degli altri miei compagni che essendo molto più sviluppati di me avevano una relazione migliore con il loro corpo e godevano di una piccola lista di esperienze amorose. Io convivevo con i miei stupidi complessi e con la profonda ignoranza di me stesso e del mio corpo.
Cresco ansioso, a scuola e nelle relazioni sociali, soprattutto quando dovevo rapportarmi con un gruppo di coetanei maschi: avevo paura di essere deriso o umiliato per il mio aspetto fisico e per la mia timidezza.
Gli anni passano e queste ansie diventano più lievi, ma sicuramente le ferite restano. Raggiungo il liceo e i 16 anni. Inizio a guardare con un diverso sguardo la pornografia e le videochat.
Le mie fantasie sessuali erano dirette verso uomini molto più grandi di me, mentre quelle con le ragazze ormai le avevo abbandonate da tempo.
Non sentii mai la necessità di voler provare a stare con un ragazzo della mia età.
I ragazzi della mia età non mi attraevano né sessualmente né sentimentalmente.
Al contrario mi innamoro delle ragazze. Ne conosco una che mi piace, sento delle strette allo stomaco, sono innamorato.
È da due anni che sto con lei e in questo periodo ho conosciuto di più il mio corpo. Dopo averla toccata e baciata ho sentito delle attrazioni nuove che non mi sarei mai aspettato fino a quel momento.
Il fatto è che adesso pur avendo sperimentato il sesso etero, nei miei momenti di solitudine io continuo a concentrare le mie fantasie verso gli uomini grandi e penso continuamente a questa mia condizione in tutto quello che faccio.
Certezze sulla mia eterosessualità ne ho poche. E poco credibili. A chi potrebbe dirmi: ma tu fai sesso con una donna, io rispondo "non mi basta". Mi sono anche detto: "prova a condurre una vita da omosessuale", Ma io non riesco a innamorarmi degli uomini: ne sono attratto solo sessualmente, ma poi perchè gli uomini grandi?
L'unica domanda che mi frulla in testa è: come sono veramente?
Sento di essere arrivato a un età in cui non posso più pormi certi interrogativi. Sono stanco.

Grazie tante per l'attenzione
A.



Buongiorno A.,
capisco dal suo racconto che è davvero disorientato. E che questa sua incertezza non le dà pace.
E se, in realtà, non vi è mai un età precisa in cui si smette di porsi questi interrogativi, è altrettanto vero che, a 21 anni, di dubbi e di insicurezze se ne vivono molte e di molti tipi diversi.
I motivi per cui le identità non sono chiare e nette, sono così tanti che non credo proprio di poterglieli risolvere con queste poche righe. Non fosse altro perché nessuno può trovare risposte semplici a situazioni complicate.
E la sessualità, propria e altrui, è davvero un argomento complesso, ma spero lo stesso di riuscire a darle qualche spunto che le possa servire, almeno, a stare meglio con se stesso.
Così vorrei farle notare che, nel nostro mondo contemporaneo, tra le caratteristiche (ideali e teoriche) del totalmente maschio e quelle altrettanto teoriche del totalmente femmina vi sono, nella quotidianità, solo combinazioni di maschio e femmina, in cui le due componenti si fondono assieme e si intrecciano, con percentuali cosiì variabili che danno, come risultato, personalità e modi di fare normali anche se molto diversi tra loro.
E, come se non bastasse, i nostri pensieri e la nostra fisiologia viaggiano su due strade distinte, così come l'innamoramento e l'attrazione sessuale appartengono a due sistemi diversi che non sempre coincidono. Anzi, direi che, spesso, non coincidono affatto (e quando succede è fantastico proprio perché raro).
Con queste premesse, io la inviterei a lasciare molto sullo sfondo il problema di come definirsi e mi concentrerei, piuttosto, sull'essere contento di ciò che lei è: un ragazzo di 21 anni che è inammorato e che fa sesso con una ragazza e che si eccita pensando agli uomini maturi. Punto.
Forse non vi saranno tantissime persone come lei, ma forse neanche così poche e, d'altronde, non è che più si è allora meglio si è.
Sì, talvolta la sensazione della solitudine o di essere sbagliato diventa un peso o una fonte d'ansia. Ma alla sua età (e oltre) questo potrebbe accadere (e accadrà) anche per molti altri motivi e situazioni.
E allora, se proprio vuole un argomento sul quale impegnarsi, le suggerirei di indirizzare il suo pensiero su: come fa una persona come me a vivere felicemente la sua vita?
Che alla fine, poi, è solo questo quello che importa. Il nostro benessere va al di là delle etichette che tentiamo di metterci addosso. Ed è ironico scoprire che più cerchiamo di definirci nel tentativo di rassicurarci, più sortiamo l'effetto contrario.
Perché, in fondo, i nomi sono troppo aridi per spiegare con soddisfazione i dettagli.
Spero che trovi stimolante questa proposta perché poi, dopo che ha trovato come vivere al meglio la sua vita, si potrebbe anche provare ad analizzare, pezzo per pezzo, la sua sessualità, ammesso che, a quel punto, lei ne abbia ancora voglia.
Saluti
Ventura

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