Attualità Magazine Lunedì 21 marzo 2011

Porno online: addio sex.com, arriva il dominio xxx

Magazine - Nuovo corso per i circa 370 milioni di siti porno attualmente online: niente più sex.com, hard.com, youporn.com e chi più ne ha più ne metta, dall'estate 2011 i siti più visitati della rete dovranno migrare in massa verso riconoscibilissimi domini .xxx.

L'ha stabilito l'Internet Corporation for Assigned names and Numbers (Icann), l'autorità americana che assegna i domini internet a livello mondiale, in un'infuocata riunione a San Francisco. La scelta è storica, perché crea una nuova etichetta ad hoc per i siti hard, che d'ora in avanti non potranno più essere assimilati ai domini commerciali dot com.
L'industria dei siti a luci rosse era già riuscita a evitare l'istituzione del dominio .xxx cinque anni fa, durante il governo Bush, ma questa volta la lobby milionaria è stata sconfitta. Forse anche a causa di una maggiore indipendenza dell'Icann, a partire dal 2009, dal dipartimento del commercio degli Stati Uniti di cui originariamente era emanazione.

La decisione, che dovrà essere ratificata il prossimo 20 giugno in un nuovo vertice a Singapore, è stata fortemente osteggiata dagli operatori del porno rappresentati dalla Free Speech Coalition. I gestori di siti porno temono una ghettizzazione della propria offerta, che resa esplicita dal nuovo dominio generico di primo livello sarà facilmente identificabile non solo dagli utenti, ma anche dai filtri aziendali e parentali. Insomma, chi approderà su un sito porno sarà perfettamente consapevole del proprio percorso per raggiungerlo.

L'obiezione mossa dalla Free Speech Coalition è che il nuovo suffisso renderà più facilmente perseguibili i siti hard da quei governi autoritari che -come la Cina e l'Iran- limitato fortemente la navigazione internet con intervent censori.
Il vero problema è però di natura economica: da una parte la facile identificazione del .xxx porterà a una diminuzione del traffico e a una contrazione degli introiti pubblicitari, dall'altro la registrazione obbligatoria del nuovo dominio -del costo di circa 60/70 euro- porterà a un aumento dei costi di gestione.

Dal momento che secondo studi di google tra le parole più cercate dagli internauti ci sono sex, porn e hard, risulta difficile pensare che l'istituzione di un eventuale ghetto virtuale possa mettere in crisi l'industria dell'hard online: come dimostrano le chiavi rese note dai motori di ricerca, la consapevolezza di chi accede ai contenuti per adulti è già molto alta.

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