Concerti Magazine Venerdì 4 marzo 2011

I Penguin Cafè ripartono da Arthur Jeffes. La recensione del disco

Magazine - Il mondo della musica è ricco di belle storie, da raccontare e leggere, magari, ascoltando le note in cui sono ambientate. Sentite questa.
Verso gli inizi del 1970, nel Sud della Francia, a seguito di una indigestione -forte e squassante come possono essere quelle causate da cibi francesi– il musicista inglese Simon Jeffes ebbe un incubo.

Il mondo era più o meno quello descritto da Gorge Orwell in 1984, con telecamere che spiavano gli appartamenti dove gli abitanti svolgevano le proprie attività, fare l'amore, parlare, cenare, completamente disumanizzati, come automi. Per contrasto, nella narrazione onirica, compariva poco più in là, un locale pieno di gente festosa, seduta in lunghi e affollati tavoli a bere, da cui traboccava musica ed allegria: era il Penguin Cafè.

Da quel sogno Jeffes trasse il nome della propria creatura musicale, la Penguin Cafè Orchestra, un ensemble di musicisti dediti, verrebbe da dire, alla leggerezza, abili artigiani di sottili sfoglie sonore impastate con dosi di musica classica, folk, pennellate di jazz e tocchi di elettronica.
Con un tratto distintivo che, partendo dalle immagini delle produzioni discografiche, sempre con uno o più uomini/pinguini, sembrava voler suggerire, attraverso le lievi note degli strumenti ad arco o i giochi musicali danzabili, un'idea di un mondo dominato dalla fantasia e dalla grazia, quasi quell'immaginario Café fosse un rifugio dal mondo reale e dai suoi affanni. Musica eccentrica, affascinante, sorprendente, conciliante, seduttiva, calda, affidabile, modesta e indimenticabile: ipse dixit Brian Eno, uno degli amici più fedeli dell'Orchestra.

L'avventura fu di lunga durata e quel sogno francese fino a metà degli anni 90 liberò una decina di creature musicali, da Music from the Penguin Cafè prodotto da Brian Eno nel 1976, a Union Cafè del 1993, oltre a numerosi concerti ed eventi, il più originale dei quali una performance a bordo del volo Londra-New York che inaugurava le Virgin Airlines.
Poi, nel dicembre 1997, il Café cessò la propria attività a seguito della morte del fondatore, avvenuta a soli 49 anni.

Ma la storia non ha un finale così triste, perché circa dieci anni dopo le palline di mollica musicale sparse da papà Simon sono state raccolte dal figlio Arthur, prima con una riproposizione dal vivo dei classici del repertorio pinguiniano (compresa la famosa Telephone and rubber band, costruita in originale sul segnale di occupato della linea telefonica inglese, e attualizzata con l'I-phone) e oggi con la pubblicazione di un nuovo cd di materiale inedito, A matter of life, il primo dopo tredici anni a sancire la riapertura del Penguin Cafè.

Emoziona all'ascolto riscoprire intatta la ricetta di famiglia, con archi, piano e percussioni a impastare nuove composizioni solo leggermente speziate da qualche sapore esotico in più, ed emoziona altrettanto la copertina, dove il papà pinguino è simbolicamente abbracciato da un ragazzino. Lunga vita al nuovo Penguin cafè.

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