Concerti Magazine Martedì 22 febbraio 2011

Festival di Sanremo 2011: chi è stato il più sottovalutato?

Magazine - Sanremo dovrebbe essere considerato in Italia come il Super Bowl negli Usa, evento per il quale le inserzioni pubblicitarie sono realizzate ad hoc e sono seguitissme dal pubblico, perché intelligenti e divertenti Purtoppo tutto ciò non accade da noi. Ed è un’occasione perduta per il nostro festival, il maggior evento italiano televisivo escluso il calcio.
Gli inserzionisti, insomma, considerano il festival solo come una grande vetrina per i loro prodotti. Bisognerebbe, invece, creare per Sanremo l’evento pubblicitario nell’evento spettacolo, anche riducendo il numero di spot che, attualmente, sono troppo lunghi e troppo numerosi.

Le parole non sono mie, gentili lettori, ma di Giordano Casiraghi, dell'agenzia pubblicitaria Casiraghi & Greco di Milano. Durante la settimana, s'è riso e scherzato, parlando di musica canzoni scale minori napoletane e undicesime. Si faceva così, per ridere. Il Festival di Sanremo è una macchina da ascolti e, quindi, da soldi. Nel 2011 gli ascolti sono stati alti, e altissimi gli introiti. L'anno venturo, chi lo sa, non ci sono limiti, e noi si sarà ancora qui a chiacchierare.

Visto che ci siamo, qualche parola ancora sulle canzoni, con un elenco di più.

Il PIÙ INTONATO: Albano Carrisi, ovviamente. Qualcuno l'ha accusato di plagio, e chi sa come mai è stato il secondo più votato dall'orchestra.

IL PIÙ MUSICALE: mah, forse Raphael Gualazzi, forse Nathalie, almeno nelle intenzioni. Occorre tuttavia molta generosità.

IL PIÙ DOTTO: si parla sempre di musica, veh. Luca Madonia, senza dubbio, con tutti i suoi Beatles non riconosciuti dalla critica laureata in niente; e poi Mauro E. Giovanardi, ancora piuttosto nelle intenzioni che negli esiti (ma il nuovo 33 è buono).

IL PIÙ CORAGGIOSO: Luca Barbarossa. Ci voleva un fisico bestiale per cantare una canzone così scialba e fingere anche di esserne convinto. Applausi, sul serio.

IL PIÙ CONTEMPORANEO: Fausto Mesolella, autore di Tre colori. Cantata (ehm) da Tricarico. Con la sua melodia bambina e le sue parole facili, racconta un'Italia che c'è, anche se non si fa vedere. La maggioranza schiva, non silenziosa.

IL PIÙ INDOMITO: Francesco Spaggiari, bancario e mio amico di Roma. Ha suonato il suo disco davanti alle edicole di Sanremo; e con che successo. Il disco si chiama Hotel Balima, se ne è già parlato quassù e quindi comperatevelo.

IL PIÙ SOTTOVALUTATO: Franco Battiato in quanto direttore d'orchestra. Un gesto inusuale, il suo, si sarebbe detto quasi casuale – e invece, altro che. Un grandissimo.

IL PIÙ SIMPATICO: Stefano Mannucci. Non era sul palco, ma in ogni altro luogo. Di mestiere fa il giornalista al Tempo, nella realtà è il compagno di banco della V ginnasio, il genero che ogni suocero vorrebbe, il suocero che ogni genero vorrebbe. Una persona inenarrabile, cui questo pezzòtto conclusivo è dedicato.

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