Concerti Magazine Lunedì 21 febbraio 2011

Festival di Sanremo 2011: il pagellone cattivissimo

Magazine - Spettatori non tanto snob da ignorare per principio il Festivalone, ma non così di bocca buona da accontentarsi di tutte le canzoni che vengono propintate, ben ritrovati. Come sempre, non mi interessa parlare diffusamente della trasmissione. Primi della classe Luca e Paolo e Morandi certamente più gradevole della Clerici che ci è toccata l'anno scorso. Regolamento confuso e contraddittorio, in cui spicca l'inutilità del Golden Share: mi ha regalato l'effimero sogno di Al Bano espulso dalla finalissima e sostituito con una tra le canzoni migliori, per gettarmi nella triste realtà dei fatti pochi minuti dopo.
Prima di passare alle pagelle, una precisazione: i plagi più o meno palesi ci sono stati, come ogni anno. Però trovo talmente noioso elencarli, che lascio ad ognuno il giochino di scovare le somiglianze.

Il podio:

Roberto Vecchioni - Chiamami ancora amore
Questo risultato mi fa un gran piacere. Dati i vincitori degli ultimi tre anni, ci è andata di lusso, e Vecchioni dopo anni di onesta carriera merita una soddisfazione. Detto ciò, il brano vincitore non mi entusiasma. Partendo dal presupposto che sia stata scritta con sincerità, la strofa è appassionata e positiva. Ma il ritornello, spostando il piano dal sociale al sentimentale, ne smarrisce un po' il senso. Quasi come se le parole d'amore servissero a edulcorare il vero tema, a farlo digerire anche a chi non avrebbe mai condiviso versi di protesta. 7.

Modà con Emma – Arriverà
Non essendo fan degli uni o dell'altra, ma neppure per forza prevenuta, ho ascoltato la canzone per ciò che è. Testo un po' debole, che poteva appartenere ad qualsiasi cantante da adolescenti, ma non orrido. Musica furbetta che ricorda tanto pop rock che funziona e che si fa ricordare. Coppia di vocione, non particolarmente originali ma potenti. 6,5.

Al Bano - Amanda è libera
Faccio appello alle mie riserve di obiettività per commentare colui che ormai ritengo una sorta di piaga che affligge ad anni alterni il festivalone. Il testo ispirato alla cronaca ha un che di Povia (di cui non abbiamo sentito la mancanza in questa edizione), la musica inizia con un arrangiamento che farebbe sperare in qualcosa di nuovo... ma al ritornello, immancabile, arriva l'effetto antifurto, parte la sirena. È inutile, anche se sotto mentite spoglie si tratta della solita, vecchia Albanata. E io, dopo eliminazione, ripescaggio, entrata in finalissima, speranza di uscita, e podio conclusivo non riesco a non accanirmi. 4.

Coloro che avrebbero potuto scalzare Al Bano:

La Crus - Io confesso
Per chi come me ha amato i La Crus la gioia di vederli su quel palco, si è trasformata in un autentico regalo dopo l'ascolto del brano. Intendiamoci, non si tratta di nulla di particolarmente innovativo. È un testo d'amore e di tradimento ben scritto, con una musica che non avrebbe sfigurato nei migliori anni '60, ottimo arrangiamento (complimenti al soprano Susanna Rigacci, ma la sua presenza non era strettamente necessaria), interpretazione magnifica. Una gran bella canzone, insomma. 8,5.

Luca Madonia con Franco Battiato - L'alieno
Malgrado l’accompagnaore abbia tentato in ogni modo di rimanere nell’ombra, la Rai si è ostinata a trasmettere filmati che mettevano in evidenza lui anziché l’accompagnato. Per fortuna Madonia è dotato di gran classe oltre che di talento e ha abbozzato. Il brano stesso evoca atmosfere alla Battiato, e cita, ironicamente, dei versi. La musica è interessante e rimane, il testo funziona, la coppia anche. Bravi. 8.

Davide Van de Sfroos – Yanez
Non sono appassionata di canzone dialettale, e, in linea di massima, penso che al festival della canzone italiana andrebbero solo parole in lingua italiana, ma, dopo decine di versi in napoletano più o meno italianizzato, qualche divagazione sarda e veneziana, va bene anche ospitare il laghée. Van de Sfroos è bravo, ormai popolare e merita questa partecipazione. Il testo è carino, la musica divertente e sveglia anche gli spettatori assopiti. 7.

Coloro che sono riusciti ad arrivare all’ultima serata, ma in fondo alla classifica:

Luca Barbarossa e Raquel Del Rosario - Fino in fondo
Barbarossa mi scusi, ma in questi giorni ho preferito le sue divertenti risposte alle interviste alle esibizioni. La prescelta per il duetto è intonata, ha una voce gradevole, ma non si fa ricordare. Il brano ha un testo che nella strofa è romantico e vagamente sensuale, ma nel ritornello tonfa clamorosamente. Va bene rendere semplice l'ascolto, ma su su su che fa rima con giù giù giù è troppo. Se però l'intento era quello di entrare nelle orecchie degli spettatori, è pienamente centrato. 5.

Giusy Ferreri - Il mare immenso
Non appartengo alla schiera di coloro che non sopportano la voce della Ferreri, ma ho trovato la sua prova piuttosto scadente. Come altre colleghe non lascia intendere le parole del testo, sforza a più non posso e quasi infastidisce l'ascolto. Eppure il brano non sarebbe sgradevole, come ha dimostrato l'interpretazione di Francesco Sarcina. 5/6.

Nathalie - Vivo sospesa
È una cantautrice, si scrive tutto da sola, e ha una lunga gavetta alle spalle. Interpreta bene, e il brano non è scontato, anche se non straordinario. Mi spiace, ma non trovo la sua voce particolarmente affascinante. 6/7.

Anna Tatangelo – Bastardo
Sul tema mi era bastata ed avanzata Uomo bastardo interpretata nel 2005 da Marcella Bella, con tanto di abbigliamento ad hoc. Comunque ho provato ad ascoltare la Tatangelo senza pregiudizi. L'inizio della strofa, forse anche perché ero concentrata sul look studiato da Luca Tommassini, era riuscito quasi a convincermi che potesse fare qualcosa di nuovo e non pessimo. Ma alla ventesima parola del testo è tornato, prepotente, lo stile da Pausini sfiatata, che neppure l'arrangiamento finto rock riesce a lenire. Niente da fare: la Tata, sebbene mascherata, è sempre la Tata. Ma, rispetto a Ragazza di periferia o Essere una donna riconosciamole un miglioramento. 4/5.

I caduti prima della finale:

Anna Oxa - La mia anima d'uomo
È l'ennesima occasione in cui la Oxa, ben lontana dall'appeal che aveva nel secolo scorso, si muove come una tarantolata, vestita con capi al limite del ridicolo e biascica in maniera incomprensibile le parole. Peccato, perché il testo era meglio di tanti altri e la musica avrebbe meritato un riscontro più fortunato. Inoltre, abbiamo perso l'occasione – forse irripetibile - di vedere i Marta sui Tubi all'Ariston. 5/6.

Max Pezzali - Il mio secondo tempo
Di Pezzali cosa si può dire? Presenta un brano in linea con la sua produzione. Quando canta è intonato, simpatico e magari ti fa battere il tempo. Ma le liriche sono quelle che ci aspettiamo. Stavolta descrive il passaggio dalla gioventù alla maturità. L'appuntamento è tra qualche anno, con un testo sulla terza età, ma con il solito lessico. 5,5.

Patty Pravo - Il vento e le rose
Il testo non è brutto, la musica, pur se troppo somigliante a troppe altre, neppure. La carriera della diva avrebbe già dovuto guadagnarle un po’ di voti, a prescindere. E allora, cosa non ha funzionato? Forse l’interprete stessa. Peccato solo che sia stata eliminata prima del duetto con Morgan, forse avrebbe migliorato l'esecuzione. 5+.

Francesco Tricarico - 3 colori
Tricarico mi piace, mi è simpatico e le sue partecipazioni a Sanremo hanno sempre trovato il mio favore. Questa volta non è così. Il testo è carino, accettiamo anche il linguaggio consapevolmente infantile, apprezziamo il significato, ma la musica è davvero noiosa. Con buona pace dell'autore Fausto Avion Travel Mesolella, se Tricarico volesse tornare sul palco dell'Ariston preferirei che lo facesse con un brano suo. 5.

Infine, le nuove proposte. Anno dopo anno, ho sempre meno voglia di scrivere dei giovani. Sono diventata più insofferente o il livello delle proposte è deprimente?
Questa volta sono approdate sul palco dell'Ariston solo otto canzoni, private anche del fascino di essere inediti, di cui la metà eliminati dopo la prima esibizione (ovviamente collocata a fine serata). Ormai Sanremo a un esordiente non dà neppure la storica visibilità: il mio sospetto è che, da questo punto di vista, convenga partecipare ad X-Factor.

I finalisti:

Raphael Gualazzi - Follia d'amore
Non stupisce che abbia vinto tutti i premi possibili relativi alla categoria, perché è una spanna sopra gli altri. È un jazzista, sa suonare e usare la voce, che di per sé non sarebbe notevole. La canzone è carina, anche se non memorabile. Aspettando il resto, per ora in bocca al lupo. 7.

Micaela - Fuoco e cenere
È evidente che ha un passato da bambina prodigio, e che ha studiato. Ma non basta, perché, al di là dei gorgheggi, peraltro non perfetti, c'è il vuoto. Ogni anno a concorsi e concorsini ci sono ragazze che cantano bene, e lei non ha nulla di più rispetto a decine di altre. 5.

Roberto Amadè - Come pioggia
Mah. Il brano, di cui è autore, non è né particolarmente brutto né particolarmente bello. Gradevole anche se un po' piatto. Esecuzione corretta, emozionata ma non molto coinvolgente. 6.

Serena Abrami - Lontano da tutto
La canzone, scritta da Niccolò Fabi, ha delle buone potenzialità. Si tratta però di uno di quei casi in cui occorrono più ascolti e il regolamento di quest'anno ne ha permessi a malapena due. L'interprete ha confermato l'impressione che avevo avuto durante X-Factor: corretta, raffinata, ma le manca ancora una personalità ben definita. Aspettiamo il disco, scritto anche da Fossati. 6/7.

Quelli stroncati alla prima esibizione:

Anansi - Il sole dentro
Ogni tanto sul palco dell'Ariston arriva l'esponente di un genere musicale, con una canzone che cerca il compromesso per renderlo accettabile alle orecchie del grande pubblico, e di solito non ottiene risultati entusiasmanti. In questo caso Anansi ci ha provato con il reggae, da cui viene. Il brano è carino, ma non abbastanza incisivo da passare alla finale. 6+.

Btwins - Mi rubi l'amore
Non ci erano bastati i Sonohra? Gli esordi di Paola e Chiara? Si sentiva forse il bisogno di questa coppia di fratelli (gemelli stavolta) con una canzoncina dal testo elementare e la musica scontata che possono aspirare tutt'alpiù ad emulare pilastri della musica italiana quali i Finley? A voi la risposta a queste domande retoriche. 4.

Gabriella Ferrone - Un pezzo d'estate
Direi la peggiore della categoria. Con probabili aspirazioni da Beyoncé dei poveri, ha una gestualità che sembra una serie di tic scoordinati e versi che con l' R'n'B hanno poco in comune. E menomale che, dopo non essere stata ammessa alle passate edizioni del festival, sostiene di aver triplicato le lezioni di canto. Brano dimenticabile. 3.

Marco Menichini - Tra tegole e cielo
Discretamente intonato (voglio pensare che le stecche fossero dovute all'emozione) porta un pezzo esile esile, e piuttosto melenso. Visto che è arrivato al Festival dopo le selezioni di Domenica In, mi domando come fossero gli altri in gara. 5.

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