Concerti Magazine Domenica 20 febbraio 2011

Il testo di Vecchioni vince a Sanremo, una lezione per i giovani

© Fulvio Bruno
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Magazine - Premio della critica, golden share della sala stampa, 48% delle preferenze del pubblico da casa. Roberto Vecchioni ha vinto il Festival di Sanremo 2011 con un plebiscito, nonostante l'incidente sui dati parziali del televoto avesse abbassato le sue quotazioni, molto alte fin dalla prima serata.
Secondi Emma e i Modà, terzo Al Bano. Tra gli altri nella rosa finale Davide Van De Sfroos, Battiato-Madonia e La Crus.

Tolta la vincitrice di Amici, tra le preferenze di pubblico e addetti ai lavori i giovani latitano. Non perché incompresi -solo Tricarico, a mio vedere, può fregiarsi di tale titolo- ma perché arrivati al Festival con proposte preconfezionate, asettiche e inadeguate al cambiamento in atto. O con un grande carisma e brani fuori fuoco (Nathalie).
Se il bravo Gualazzi è caso a se per percorso, stile e categoria (era escluso dai big per regolamento), gli altri suoi coetanei tentano di ricalcare il solco dell'omologazione dei bei mezzi vocali piegati a una malintesa idea di radiofonicità.

Con Chiamami ancora amore il prof. Vecchioni, classe 1943, regala ai giovani prodotti dei talent show -in gara e non- diverse lezioni.
La prima, di stile, con la stupenda dedica alla moglie prima di cantare, quando ha trovato le parole che credo ogni uomo vorrebbe aver avuto l'ispirazione -e il coraggio- di dire in pubblico. Senza risultare stucchevole.

La seconda lezione è stata la commozione sincera con cui ha accolto la vittoria, con capitan Morandi e Paolo Kessisoglu che lo portano in trionfo a centro palco. Che emozione vedere gli occhi lucidi e la gioia di un cantautore arrivato a vincere un Festival alla soglia dei settanta: senza negare se stesso, dopo aver vestito l'eskimo della contestazione, gli abiti del successo commerciale e i toni dimessi degli ultimi dischi un po' appannati.

Terza lezione, la personalità e la forza del testo, che se è pur vero che denuncia tutto e niente, tra non meglio specificati signori del dolore e bastardi che stanno sempre al sole, resta profondamente legato all'attualità del nostro momento storico. Una fotografia precisa dello smarrimento di un paese senza rotta e in cerca di riscatto.
Vecchioni canta Per tutti i ragazzi e le ragazze/ che difendono un libro, un libro vero/ così belli a gridare nelle piazze/ perché stanno uccidendo il pensiero. Da giovane, mi sconcerta non poco ritrovarmi più nelle sue parole che nei cliché romantici di Emma e i Modà, nei drammi sentimentali della Tatangelo o negli struggimenti di Nathalie.

Il prof. canta la contestazione studentesca, quella che abbiamo visto pochi mesi fa, davanti al Senato, quando i ragazzi si facevano fisicamente scudo coi libri di Melville, Luther Blisset, Saviano e Asimov.
Per uscire dalla maledetta notte che dovrà pur finire non serve inseguire il ritornello da heavy rotation o l'omologazione del singolo da talent-show: servono parole che accendano il cervello. Anche sussurate, non è il caso di alzare il volume. Il resto, speriamo, verrà da sè.


Chiamami ancora amore
E per la barca che è volata in cielo
che i bimbi ancora stavano a giocare
che gli avrei regalato il mare intero
pur di vedermeli arrivare;
per il poeta che non può cantare
per l’operaio che non ha più il suo lavoro
per chi ha vent’anni e se ne sta a morire
in un deserto come in un porcile
e per tutti i ragazzi e le ragazze
che difendono un libro, un libro vero
così belli a gridare nelle piazze
perché stanno uccidendo il pensiero;
per il bastardo che sta sempre al sole
per il vigliacco che nasconde il cuore
per la nostra memoria gettata al vento
da questi signori del dolore

Chiamami ancora amore
Che questa maledetta notte
dovrà pur finire,
perché la riempiremo noi da qui
di musica e di parole;
Chiamami ancora amore
In questo disperato sogno
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
anche restasse un solo uomo
Chiamami sempre amore

Perché le idee sono come farfalle
che non puoi togliergli le ali
perché le idee sono come le stelle
che non le spengono i temporali
perché le idee sono voci di madre
che credevano di avere perso,
e sono come il sorriso di Dio
in questo sputo di universo

Chiamami ancora amore
Che questa maledetta notte
dovrà pur finire,
perché la riempiremo noi da qui
di musica e parole;
Chiamami sempre amore
Continua a scrivere la vita
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
che è così vera in ogni uomo
Chiamami sempre amore
Che questa maledetta notte
dovrà pur finire,
perché la riempiremo noi da qui
di musica e parole;
Chiamami ancora amore
Perché noi siamo amore

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