Magazine Martedì 5 giugno 2001

La De Amicis compie 30 anni

La biblioteca De Amicis, ai Magazzini del cotone ha ormai trent'anni, infatti, è da poco passato il 30esimo della fondazione e sono tre anni che è al Porto Antico insieme al suo direttore, Francesco Langella.
Personaggio azzeccato per il luogo, sempre disponibile a fare due chiacchiere anche con gli studenti (non proprio ragazzi) che gli affollano la biblioteca in vista degli appelli. Accoglie anche i marocchini venditori di fiori, una coppia senza casa che passa le giornate a leggere libri e guardare il mare del porto. Della sua vita riesce a raccontarti sempre qualche aneddoto gustoso: adesso sta accompagnando il figlio più piccolo di 5 anni su treni sempre più veloci. Attenzione, prima o poi vorrà provare il Tokyo-Osaka! Vicino alla sua scrivania zeppa di carte c’è una lavagna dove c’è sempre una frase di Pessoa che più o meno dice “i viaggi sono i viaggiatori, non importa che cosa si vede, ma chi la vede”. Venendo qui si viaggia sempre nella fantasia, si spazia in progetti. Passi dopo qualche mese e vedi che escono come d’incanto dal cappello del mago.

Direttore,come avete deciso di festeggiare?
Niente torte, solo una merenda. E poi una mostra, il coro dei bambini della Mazzini, un laboratorio per illustratori e la presenza di quelli della trasmissione "L'albero azzurro".

Che bilancio fa di questi anni?
Un bilancio estremamente positivo: è una biblioteca in crescita continua, io ne sono direttore da dieci anni. Siamo passati dal verde di Villa Imperiale (la fase storica sino agli anni ’90), al grigio di via Archimede, quasi sulla strada, nel pieno del traffico, alla biblioteca blu sullo sfondo del mare. La De Amicis intanto è cresciuta moltissimo per utenti, per libri in prestito. Ogni giorno abbiamo iniziative, inaugurazioni e mostre. Siamo diventati un punto di riferimento per i progetti delle scuole che sono un po’ i nostri azionisti. In più abbiamo una sezione importante di aggiornamento per i docenti con convegni come quello sulla dislessia o handicap di tipo motorio. Adesso abbiamo anche uno scaffale multietnico. E poi mi sembra che col tempo abbiamo costruito una certa affinità con i genitori.

Che progetti ci sono stavolta nel cassetto?
In autunno inizieremo letture e incontri presso gli studi dei pediatri, in collaborazione con l’Associazione pediatri italiani e poi l’anno prossimo vogliamo istituire una sezione della biblioteca al Gaslini. Poi pensiamo di fare la ricatalogazione del fondo della biblioteca, un patrimonio quasi unico con prime edizioni di Verne e Salgari.

Siete aperti anche nei festivi. Come mai i dipendenti hanno accettato questi orari?
Siamo una squadra ben affiatata, c’è molto entusiasmo e poi abbiamo investito su corsi di aggiornamento e formazione per tutti in modo che tutti siano coinvolti nel progetto. Qui praticamente l’uscere non esiste. In effetti non c’è una biblioteca dei ragazzi in Europa che tenga aperto così tanto.

Gli italiani però leggono pochissimo. Chi sono gli utenti?
Abbiamo sempre visto che se riusciamo a coinvolgere il pubblico anche solo leggendo un testo a voce alta, il gioco è fatto, l’interesse nasce anche quando si tratta di turisti. Però è importante, magari tornati a casa vanno alla loro biblioteca a vedere che cosa c’è. Quanto ai dati, in effetti il 2000 ha segnato un calo delle vendite, dopo 15 anni di progressione. Ma dall’altra parte si nota un grande investimento delle case editrici sui libri per bambini in fase prescolare.

La caduta semmai è alle scuole medie…
Esatto, questo è il punto critico. Secondo me dovremmo condividere con loro un progetto, dovrebbe esserci un gruppo di lavoro all’interno della biblioteca. Per andargli incontro abbiamo due postazioni internet. Ma non basta. E poi ho paura che le scuole inseguendo le nuove tecnologie finiscano per saltare il libro.

Ci sono delle pubblicazioni interessanti tra gli e-book per bambini?
Si sta facendo qualcosa, ma siamo ancora molto lontani dall’uso quotidiano.

di Alessandra Fava

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