Concerti Magazine Giovedì 17 febbraio 2011

Sanremo: Benigni per l'Unità d'Italia. Luca e Paolo omaggiano Gaber

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Magazine - «Roberto Benigni non proverà questo pomeriggio, arriverà direttamente sul palco dell'Ariston col suo monologo», parola di Gianmarco Mazzi, direttore artistico dell'edizione numero 61 del Festival di Sanremo.
Il comico da premio Oscar salirà sul palco dell'Ariston stasera, giovedì 17 febbraio 2011, intorno alle 22.15 (via alla diretta alle 20.40), per parlare dell'Inno di Mameli nella serata dedicata ai 150 dell'Unità d'Italia.
Un intervento che difficilmente lascerà fuori dalla porta i facili riferimenti politici. Dopo l'innocuo Ti sputtanerò di Luca e Paolo, è giunta forse l'ora della vera satira a Sanremo?

«Ieri, a Bordighera, abbiamo parlato per un paio d'ore del suo pezzo -spiega Gianni Morandi- Benigni si rende perfettamente conto della situazione, e ha solo intenzione di festeggiare sul Canto degli italiani, come lo chiama lui. E sul verso a cui lui tiene molto, quel stringiamoci a co-o-o-rte che ha sottolineato più volte nel nostro incontro».

Capitan Morandi è rinfrancato dai buoni risultati dell'Auditel nella seconda serata e oggi si aspetta di fare il botto con l'intervento del comico toscano. Da buon podista, il conduttore commenta con una metafora sportiva: «Ieri gli ascolti mi hanno tramortito, non me li aspettavo. Io sono un maratoneta, e oggi siamo più o meno al ventesimo chilometro: di solito la crisi arriva intorno al trentaduesimo. Ma siamo partiti bene e stasera ci aspetta una serata meravigliosa. E mi riprenderò cinque minuti per me per fare il cantante».

Per celebrare l'Unità d'Italia, Morandi canterà Risorgimento, un brano inedito scritto da Mogol e musicato da Gianni Bella. «Gianni non voleva cantarla per una forma di pudore -spiega Mazzi- Aveva paura di rubare spazio agli artisti in gara».
«Ho prestato la voce a Gianni Bella -continua Morandi- che ora non può cantare a causa di un ictus che l'ha colpito l'anno scorso».
Risorgimento sarà l'unico brano inedito di una compilation con tutte le canzoni che verranno interpretate questa sera: verrà venduta in edicola a partire da domani al prezzo di 9.90 Eu e parte del ricavato andrà a favore di Tuo cuore onlus, l'associazione sostenuta dalla Rai per tutta la durata del Festival.

Il disco contiene una scelta piuttosto rappresentativa dei brani storici del repertorio italiano, pur con qualche vistosa eccezione. Manca ad esempio la canzone italiana forse più nota all'estero, Nel blu dipinto di blu. «Volare è stata celebrata già tantissime altre volte - spiega Morandi- e avrei voluto cantarla io questa sera. Poi si è presentata l'occasione di Risorgimento, un inedito di grande pregio».

Tra le altre assenze illustri nella scaletta di questa sera, spicca il nome di Fabrizio De Andrè. «Oltre al suo mancano altri moltissimi nomi -risponde Mazzi- Il senso della serata è ripercorrere la storia d'Italia, non quella della canzone italiana».
Al festival della Canzone italiana, una scelta che lascia comunque qualche perplessità.
Continua Morandi, con una posizione meno tranchant: «Sicuramente de Andrè è talmente importante che meritava di essere ricordato. Ma noi non abbiamo imposto le canzoni agli artisti, le abbiamo concordate insieme a loro. Noi ci siamo limitati a dei suggerimenti». Chiude il discorso Mazzi: «E poi De Andrè è stato celebrato nelle passate edizioni con un grande tributo della Pfm. Insomma, non è stato dimenticato».

Forse nessun interprete in gara all'Ariston se l'è sentita di confrontarsi con Faber, né ha avuto il coraggio di mettere mano agli arrangiamenti delle sue canzoni. Meglio spostarsi su versanti più facili.
Le ragazze, ad esempio, che cosa avrebbero cantato se ne avessero avuto la possibilità? Belen risponde Malafemmena, e la canticchia pure. La Canalis, invece, incorre nell'ennesima gaffe: «La donna cannone, di De Gregori. Però io non la canto, perché è una canzone da uomo».
Nella serata De Gregori sarà comunque rappresentato da Davide Van De Sfroos, che canterà Viva l'Italia.

Luca e Paolo invece si cimenteranno in un omaggio a Gaber. Ma dopo Berlusconi e Fini la prima sera e Saviano e Santoro nella seconda, nella giornata dedicata ai 150 dell'Unità d'Italia ci sarà spazio per una satira delle rivendicazioni Padane? «La Lega ci pensa da sola a fare satira su se stessa -spiega Kessisoglu- E poi questa sera saremo sobri: con la presenza di Benigni abbiamo dovuto rivedere la scaletta».
«Ubi maior minor cessat -continua Luca- Fare i comici dopo Benigni è come fare un film porno dopo Rocco Siffredi. Le differenti misure si vedono».

Momenti di imbarazzo in sala stampa quando prende la parola il critico musicale del Corriere della Sera Mario Luzzatto Fegiz, che esordisce con un «Sono triestino e per me questi fiori tricolori significano molto. Rendiamo omaggio alla bandiera: tutti in piedi».
Il suo appello non sortisce l'effetto sperato: molti giornalisti non dimostrano il suo stesso attaccamento al vessillo.
Dopo le belle parole sull'unità nazionale, in sala serpeggia il panico. «Siamo qui per unire» interviene il capoufficio stampa della Rai. Ci mette una pezza capitan Morandi: «Unire un Paese di individualisti non è facile».
Dopo la melassa delle dirette e il buonismo delle scelte musicali -da Mamma mia dammi cento lire in giù- finalmente un impatto con la realtà. E a proposito di linguaggi nuovi e retoriche vecchie, fuori dall'Ariston il Popolo Viola canterà Bella ciao.

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