Concerti Magazine Martedì 15 febbraio 2011

Festival di Sanremo: tutto il lavoro prima della diretta

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Magazine - A Sanremo si lavora. Uno dice: sé, bòna, lavorare è un’altra roba, a Sanremo cantano e ballano, se va bene. Ora, intanto è un lavoro anche quello lì.
Prendete, a caso, una Belèn Rodriguez. Mica fa la ballerina di mestiere, la giovanotta: recita in cinepanettoni di vasto insuccesso, viene brasàta dagli spot di celebri compagnie telefoniche e quant’altro.
Adesso, col fatto che vien dall’Argentina, è un mese che prova a ballare il tango con M. A. Dal Zotto, che lei garantisce come il miglior tanguero del mondo. Ore e ore di giri e avvinghiamenti per far bella figura stasera.

Elisabetta Canalis, che tanto danzò da giovane, sul tavolo di un famoso programma tivù, ora fa l’attrice in oscuri sceneggiati americani. Cosa c’entrerà col Festival della canzone? Niente, e quindi studia, s’impegna, lavora.

E questi,cui potete aggiungere tutti i Morandi che vi paiono, sono ancora personaggi di cui avete contezza. Ma, ohéi, avete presente quanti lavorano a un format lungo e complicato come Sanremo? Soltanto in regia, ci sono Duccio Forzano e un’altra ventina quasi di persone.
D’altra parte, ci sono 10 telecamere e una favolosa shuttle cam dietro le quinte, che consente, secondo il regista, prospettive e visuali finora inedite (Forzano ha spiegato che la coreografia, non che ovviamente straordinaria, è in tre dimensioni. Nessuno ha fatto notare che, per la verità, anche il teatro Ariston è in tre dimensioni, così come, in generale, la vita).

Ma poi ci sono i tecnici della Rai, dai fonici agli elettricisti a tutto quello che vi viene in mente più molto altro che neppure immaginate: e lì arriviamo vicino ai 200.
E anche, la struttura magnifica del teatro Ariston, dai baristi a chi garantisce la pulizia di tutti i locali, che ce n’è tanti come all’Empire State Building. Tutto lavoro, di cui non si parla se non per dire baggianate sui soldi che l’ente di Stato sprecherebbe per la manifestazione; ignorando, si capisce, che nessun programma rende alla Rai quanto il Festival e che, prima di parlarne male, bisognerebbe farci un salto, provare a studiarlo e dopo, magari, star zitti.

Bisogna invece parlare della manifestazione che Walter Vacchino, titolare del teatro, attua nei due cinema dei sette che possiede. L’ingresso costa 1 euro; quello stesso euro in più che l’improvvida tassa di scopo sui cinema vorrebbe introdurre. Tutti al cinema da Walter Vacchino, questa e altre sere; e buon Festival a tutti, che stasera si comincia e, Pippo Baudo insegna, se sbagliano i primi 30 secondi, finisce lì, tutti a casa e amici come prima.

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