Magazine Martedì 5 giugno 2001

Se n'era andato da via Prè...

Magazine - Se n'era andato da via Prè per vivere con Norma. Lei, una gran signora, stava nella casa cogli affreschi e tanta servitù. In una zona della città talmente lontana e speciale che anche l'aria sembrava più leggera e non così densa e claustrofobica come nei suoi vicoli.
Poi aveva fatto fortuna e messo su una piccola impresa ma le sue origini non le aveva mai scordate.
Era rimasto un giocatore, e anche un po' un beone.

Norma, de' tuoi rimproveri
segno non farmi adesso


Lei aveva sempre capito e perdonato. Gli occhi un po' scavati dalla fatica di quella nuova abitudine alla pazienza. Ma lui era giocoso e le faceva allegre le giornate.
Quieta e accondiscendente. Una bambina nell'anima in un corpo che invecchiava leggero.

Dopo la morte della nonna per un po' il nonno vuole sempre uscire, come in preda a una febbre strana.
Mi porta in via Pré, me lo ricordo, anche se la mamma gli ha detto "mai da quelle parti con la bambina". Mi prende per mano e mi tiene stretta stretta, camminiamo veloci alla ricerca di qualcosa.
Non c'è più nessuno di quelli che conosceva lui, non c'è più quasi niente. Però riconosce un palazzo e gli pare quasi di risentire il vocio degli amici sullo scalone ripido e l'odore del minestrone della mamma che impregnava tutto il pianerottolo: "Vedi? Abitavo qui".
Io vedo case brutte e nere che puzzano di muffa. "Non c'erano tanti neri allora".
E infatti ci sono tanti neri con abiti lunghi quasi da femmina e il nonno li guarda stranito e anche le puttane sono cambiate. Le guarda un attimo di troppo e gli urlano "Che vuoi vecchiaccio? Non siamo di tuo gusto?".
Altere, sprezzanti, cattive anche. Così diverse dall'Adalgisa, dalla Carmelina. Quelle erano donne leggere ma con un fondo d'onestà.

Dolce l'odore dei capelli di Norma. Dovrebbero fare un profumo, pensavo. Era un odore speciale: estratto di capelli di Norma. Adesso non so come raccontarlo questo ricordo olfattivo, anche perché so che potrei sbagliarmi.
Confondermi, anche.
È il profumo del senso di colpa perché per un attimo pensai "adesso il nonno è tutto mio". Invece senza di lei era come mutilato, accartocciato su se stesso come le puttane o le foglie d'autunno.

Tutto è cambiato con la morte della nonna.
Lo sa Salvino. Lo so anch'io anche se sono piccola e gli stringo la mano stretta stretta perché ho paura di quelle case nere e della puzza.
Non per me, anche se mi mancheranno quelle favole di lupi mannari che però finivano sempre bene e anche le mille lire infilate sotto al bicchiere per ogni dente caduto e le storie della mamma da piccola che aveva sempre mal di gola ed era ghiotta di gelato proprio come me.
Per lui è cambiato tutto. Non si cancellano quarant'anni insieme.

"Anche se uno dei due muore, in fondo si continua a vivere insieme. Ci si continua a toccare e a sentire. Ma è un'illusione.
Tutto cambia attorno e si diventa strani, dei morti viventi, col solo desiderio di dormirle ancora accanto. Non facevo fatica a dirle che l'amavo, molte volte al giorno, quasi ossessivamente. La sorprendevo in cucina, o sul balcone a curare i gerani e le rose che aveva piantato da poco e di cui andava tanto fiera. E adesso mi sento come prigioniero. Prigioniero di immagini fisse che non si muoveranno mai più. E che forse diventeranno opache e sbiadite, sempre più sbiadite.
Non sentirò il suo braccio accanto muovere l'aria e poi sfiorarmi appena entrato in casa, prima ancora di togliermi il cappotto. Non capiterà".

Mi dice mentre torniamo a casa. Neanche la strada della sua gioventù lo rasserena. Neanche quel cielo dei vicoli che si vede a tratti, pezzato come il dorso di un leopardo. O uno sguardo rubato del mare, con le rocce nere e lucidissime che sembrano minacciose anche a me, oggi.

"A casa, a casa", ripete allungando il passo. E io capisco che non è il caso di chiedergli un giornalino o di fermarci a dar da mangiare ai piccioni.

"A casa!".
A casa dove lui non uscirà più dalla stanza di Norma.
Per restare in compagnia di quell'odore, lo so.

E lo sapevo già allora, anche se ero piccola.


fine

di Francesca Mazzucato

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