Magazine Giovedì 10 febbraio 2011

La beffa dei vinti di Andrea Casazza, la recensione

Magazine - Andrea Casazza, giornalista del SecoloXIX, si era già mosso nell'indagine storica con altri due libri editi dal melangolo: Finestra sul Risorgimento (2004) e La fuga dei nazisti. Mengele. Eichmann, Priebke, Pavelic da Genova (2007). Altri libri scritti insieme al collega Max Mauceri riguardano un'indagine sulla Liguria criminale e diversi gialli editi dalla Fratelli Frilli Editori.

Con questo nuovo libro, La beffa dei vinti (Il melangolo, 360 pp., 20 Eu), uscito lo scorso mese di dicembre, Andrea Casazza fornisce un contributo importante alla storia e alla memoria di un periodo contrastato dell'immediato dopoguerra; insieme fornisce una risposta secca al revisionismo storico, ora in auge grazie ai libri di Giampaolo Pansa, in modo speciale a quel Sangue dei vinti che cerca di riabilitare i fatti criminali commessi dagli aguzzini fascisti.

La beffa dei vinti racconta con un taglio giornalistico, come un reportage sul luogo, al di là del tempo trascorso, la cronaca dei fatti e dei processi ai tanti crimini commessi dai fascisti genovesi.
Per chi vuole conoscere la storia di Genova ed entrare nello spirito di quel tempo di fine regime fascista, non può evitare di leggere il libro. Dalla lettura si scopriranno persone, luoghi e fatti genovesi che non dobbiamo dimenticare; sono storie che, seppure inserite nella realtà di una grande città, sono l'espressione emblematica della più generale vicenda nazionale italiana.

Il lavoro di Casazza è stato possibile dopo che gli atti processuali delle Corti d'Assise straordinarie, raccolte in 31 faldoni all'Archivio di Stato di Genova, sono diventati pubblici dopo oltre 60 anni.
Il libro si apre con una dedica dell’autore: Al padre, contadino di 24 anni, alla ritirata di Russia e a mio figlio, perché sappia quel che è successo a molti uomini circa 70 anni fa.

Il primo processo raccontato inizia a giugno del 1945, ma in verità i processi iniziarono già nel 1944 su indicazione del Clnai - Comitato di liberazione nazionale alta Italia. Dal primo giugno del ‘45 al 26 febbraio del ‘48 l’Italia ebbe l'illusione di ripristinare uno stato di diritto.

Attraverso gli atti processuali, Casazza raccoglie e racconta la storia dei tanti fascisti genovesi famosi come Brenno Grandi, Arturo Bigoni, Vito Spiotta, Carlo Emanuele Basile, Giusto Veneziani e anche le storie di tanta gente comune. Persone insospettabili come medici, sacerdoti, casalinghe, commercianti, sacerdoti che con delazioni e spiate a scopo di lucro portarono alla deportazione decine di ebrei genovesi.

La beffa dei vinti si concretizzerà con l'amnistia voluta da Palmiro Togliatti, all'epoca ministro di Grazia e Giustizia. La maggioranza dei crimini e dei loro esecutori rimase impunito. Su quell’amnistia l’autore scrive: fu scritta in maniera non particolarmente brillante, consentendo di prestarsi alle interpretazioni più varie e, per la maggior parte dei casi, ampiamente favorevoli seduti alla sbarra (pag. 149).

Per questo l'entrata in vigore dell'amnistia nel giugno del ’46 assunse i contorni di un vero e proprio colpo di spugna. Genova non fece eccezione.
A Genova, su 395 imputati giudicati in 251 processi, 313 verranno condannati ma soltanto 17 scontarono interamente la loro pena. Furono poi comminate venti pene capitali, ma solo tre furono eseguite. Per effetto dell'amnistia, alla fine del 1949, più dell'88% dei condannati era già stato rimesso in libertà.

Leggendo il libro ho ricevuto la conferma che il fascismo e il nazismo non sono solo dei movimenti politici, ma il più forte attacco alla trascendenza dell'essere umano, alla sua capacità di evolvere per affermare la propria umanità.
I percorsi terribili, le discese nell'orrore dei molti personaggi fascisti del libro riportano a quella banalità del male così ben descritta da Hannah Arendt nell'omonimo libro.

In appendice, a cura di Daniela Molinari, sono raccolti tutti i processi con i nomi degli imputati, le accuse, le sentenze.
Un libro importante per conoscere la nostra storia.

di Giorgio Boratto

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