Concerti Magazine Domenica 3 giugno 2001

Il talento di Mr. Yorke e compagni

Magazine - A soli otto mesi dall'uscita del criticatissimo Kid A, esce Amnesiac, il nuovo album dei Radiohead. La band di Oxford, capitanata da Thom Yorke (nella foto) torna a sfidare le leggi di mercato, con un lavoro fortemente improntato alla sperimentazione.

In effetti le canzoni di questo cd sono la degna continuazione del precedente (sorry per chi voleva un ritorno al passato), ma con una stesura meno sofferta (sebbene traspaia l'angoscia per la perdita di significato dell'uomo di fronte a fenomeni quali globalizzazione e manipolazione genetica). Si tratta di una vera e propria session b dello stesso progetto. Continua la ricerca di nuove sonorità, con un uso sapiente di campionature, sintetizzatori (Like spring places) e strumenti elettronici (il basso ostinato accordato agli archi di Dollars & cents). Il tutto a sostenere la voce inarrivabile di Yorke, che è un vero è proprio strumento, prima ancora che veicolo per un messaggio.

Originalità dunque, ma anche continuità: ci sono di nuovo i fiati nella splendida Life in a glass house e una nuova versione di Morning bell, più altre perle da ascoltare.

Quindi è uscita un'altra opera d'arte (perché questo fanno i Radiohead). Certo, qualcuno potrà rimanere spiazzato: chi li apprezza solo per gli esordi di Creep (pezzo cult dell’album Pablo Horney) o per la celeberrima Karma Police (canzone che li ha consacrati al successo con l’album Ok Computer) non è detto si ritrovi in canzoni come I might be wrong o Idioteque.

Ma i Radiohead possono permettersi di seguire una loro strada, prendendosi le libertà che vogliono, senza preoccuparsi del grande pubblico. Perché non hanno bisogno di numeri per andare avanti, hanno già ottenuto il riconoscimento unanime da parte della critica mondiale e il rispetto e l’ammirazione di artisti di prima grandezza (si va dai R.E.M. agli U2 a PJ Harvey, per fare qualche nome).

Il nuovo album è stato presentato martedì 30 maggio in anteprima all'Arena di Verona, davanti a 15000 persone, una troupe della BBC e ragazzi provenienti da tutta Europa. C’erano anche persone di mezza età, ma niente teen-ager (per loro c’è sempre il Festivalbar e i Lunapop). Concerto riuscito, con gli energumeni della sicurezza a tenere a bada il pubblico, scenografia scarna come al solito (ma tanto l'unica protagonista è la musica, quando ci sono i Radiohead sul palco) con momenti toccanti e pure solenni, come quando Yorke ha dedicato agli amanti di Verona Talk show host, scritta per la colonna sonora del film Romeo + Juliet, così come la struggente Exit music.

Hanno esordito con National Anthem e chiuso come l'anno scorso a Monza con Yorke solo sul palco con chitarra e una magnifica Killer cars. Nel mezzo oltre due ore di spettacolo memorabile nella cornice suggestiva dell’Arena. Il gruppo inglese ha lottato per potersi esibire nel teatro romano, e ne è valsa davvero la pena, anche se l'amministrazione comunale li ha un po’ snobbati, loro che l'anno scorso a Firenze hanno ricevuto le chiavi della città e l'onore di entrare agli Uffizi, aperti appositamente per loro, fuori orario....


mara dedola

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