Concerti Magazine Martedì 21 novembre 2000

Le Variazioni Goldberg

Io non sono un esperto di musica Classica. La ascolto è vero, ma un certo pudore mi impedisce di scriverne. Posso dire che la mia vita è migliorata da quando conosco il secondo concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninov, ma se mi chiedete di scrivervi una recensione non so da che parte cominciare.
Fortunatamente per noi tutti, spesso i capolavori si spiegano da soli.
Le Variazioni Goldberg di Bach suonate da Glenn Gould rientrano secondo me nella categoria. Le ho conosciute leggendo un libro intitolato "il Soccombente", di T. Bernhard. E la storia (vera) di un grande pianista, di quelli votati alla perfezione totale, che incontra Glenn Gould ad un seminario, a Salisburgo, molto prima che diventasse celebre. Dopo aver ascoltato le Goldberg suonate da Gould, il nostro protagonista decide di non toccare mai più il piano. Prende il suo Stainway&Son e lo distrugge. Diventa così il narratore della perfezione di un altro. Il libro è molto crudele ma resta uno dei miei favoriti.
Glenn Gould è passato alla storia. Per il suo genio come per la sua follia. Era un misantropo miliardario, che invece di suonare in giro per il mondo e lasciare che la gente potesse ascoltarlo, si è rinchiuso nella sua villa canadese a suonare Bach da solo. Era talmente alto da dover usare una sedia con le gambe tagliate, e suonava curvo sulla tastiera in modo piuttosto buffo, tanto che un giorno pensavano stesse suonando e invece era morto. Non credo fosse molto simpatico. Ma una cosa è certa: nessuno ha mai suonato le Goldberg come lui. Ci sono diverse edizioni, alcune realizzate in gioventù, altre più mature e generalmente più lente e meditative. Bach è un osso duro, d'accordo. Potete vivere felici anche senza ascoltarlo mai. Ma provate a comprarvi le variazioni Goldberg suonate da Gould, se date retta a me prendete una edizione non troppo lenta, una registrazione giovanile. Poi fatevi un paio di tequile e mettetevi le cuffie.
Quello che sentirete è una cattedrale. Una cattedrale in musica. A volte ci sono quattro, cinque voci che si inseguono, si avvitano, precipitano insieme, e tutte hanno un suono diverso anche se è un solo uomo con due mani a suonarle.
Una goduria infinita. Provare per credere.

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