Concerti Magazine Giovedì 30 dicembre 2010

Michael Jackson: le accuse di Will I Am all'album postumo Michael

Magazine - Complice l'effetto Natale, ha venduto tre milioni di copie in una sola settimana, ma nonostante il gradimento da parte del pubblico Michael, l'album postumo di Michael Jackson, continua a incassare critiche feroci. Questa volta è Will I Am, il fondatore dei Black Eyed Peas, a giudicare inadeguato il prodotto discografico. Un album del quale, a suo dire, lo stesso Michael Jackson non avrebbe mai autorizzato l'uscita.

Se è innegabile che Jacko fosse un maniaco della confezione grafica e sonora del disco, quasi un cesellatore che si occupava personalmente di ogni singola fase della lavorazione a fianco dei tecnici, dall'arrangiamento al missaggio alla registrazione, è altrettanto vero che l'album postumo distribuito da Sony si dimostra essere poco più di un lavoro di routine. E l'abusata strategia di marketing dell'uscita sotto le feste sarebbe la prova del tentativo di monetizzare l'affetto dei milioni di fan con un prodotto approssimativo, che difficilmente Jackson avrebbe riconosciuto come suo.

Per dirla con Will I am, Jacko non ne avrebbe mai permesso la commercializzazione. Una sorta di frode dello spirito dell'autore e del desiderio dei fan di colmare la perdita del mito. Non che Jackson fosse esente dalle basse strategie di marketing natalizio, con le raccolte antologiche e i dvd celebrativi che affollavano gli scaffali durante le feste, ma almeno quelli erano approvati dall'autore.
Proporre un album nuovo -su cui da più parti vengono avanzati dubbi di paternità e originalità- per di più a firma di un musicista sottoterra da un un anno e mezzo, sembra però andare molto oltre.
Ricorda le riesumazioni delle take di Hendrix, o la pubblicazione in cofanetto delle seconde e terze tracce alternative dei Be-boppers, da Davis a Coltrane: scartate e insoddisfacenti per gli autori, ma preziose e reinserite a bella posta dalle case discografiche in raffinate riedizioni extralusso dei vari Kind of blue o A love supreme.

Se però parlando della rimasterizzazione di vinili l'intento filologico e documentario sembrerebbe un paravento credibile per le strategie speculative delle major, la produzione e la promozione di Michael sanno veramente di posticcio.
Come il Bob Marley che a diciott'anni dalla morte duettava virtualmente con Steven Tyler e Joe Perry degli Aerosmith: il disco era Chant down Babylon (1999) e a suo modo fece epoca. Oggi i miti morti, da Nat King Cole a Sinatra, resuscitano nei videoclip.

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