Schweyk nella seconda guerra mondiale - Magazine

Teatro Magazine Teatro della Corte Lunedì 28 gennaio 2002

Schweyk nella seconda guerra mondiale

Magazine - di Bertold Brecht
traduzione Emilio Castellani
interpreti e personaggi
Jurij Ferrini Schweyk, venditore di cani
Antonio Zavatteri Baloun, suo amico fotografo
Orietta Notari signora Kopecka, padrona dell’osteria “Al Calice”; Kati
Massimo Rigo il giovane Prochazka, figlio di un macellaio; un passante; un soldato che porta il rancio; una S.S. “Al Calice”; l’uomo con le grucce; un soldato tedesco in Russia
Alberto Giusta Bretteschneider, agente della Gestapo; un individuo; un cliente che gioca a carte; il miope; un altro soldato tedesco in Russia
Roberto Serpi Bullinger, Caposquadra delle S.S.; un cliente che gioca a scacchi; un altro soldato che porta il rancio; un altro cliente che gioca a carte; il moribondo; Ignazio Bullinger, cappellano militare
Wilma Sciutto Anna, cameriera del signor Wojta; la donna grassa
Marco Zanutto la S.S. Müller 2; la sentinella allo scalo merci; un terzo cliente che gioca a carte; il signor Wojta, collaborazionista filotedesco; una vecchia;
Davide Lorino una S.S. ubriaca; un tenente addetto ai treni; un’altra S.S. “Al Calice”; l’uomo sbilenco
Andrea Ceccon il batterista; Adolf Hitler
Martino Roberts il contrabbassista; il medico militare
Tiziano Scali il pianista
regia Jurij Ferrini
scene e costumi Valeria Manari
musiche originali Andrea Ceccon
luci Sandro Sussi
co-produzione Teatro di Genova, Leggi l'articolo .
dal 30 maggio al 9 giugno

Nel microcosmo Schweykiano del Progetto U.R.T., ricreato nello stretto circolo del nuovo Piccolo Teatro della Corte, vittime e carnefici sono accomunati da fragilità e debolezza: chi opprime non ha meno paura di chi è oppreso e, in quanto a strafottenza e capacità affabulatorie, gli oppressi non sono da meno degli oppressori.

“Al Calice”, nell'osteria della signora Kopecka - luogo privilegiato dell'azione drammatica - i due poli umani si incontrano: i militari temuti e disprezzati, più spesso cacciati a suon di canti popolari, non hanno vita facile in compagnia del sottomesso popolo boemo. Nei quartieri generali della Gestapo, la storia è sempre quella: soprusi e violenze gratuite, da cui Schweyk, apparentemente indenne, ne esce come da un incidente inevitabile e forse necessario: “Io capisco tutto. Disciplina ci vuole, senza disciplina non si arriva da nessuna parte”.

Jurij Ferrini (regista e interprete principale) legge Brecht, insieme al suo gruppo Progetto U.R.T., in chiave comico-spassosa, tendendo al fumetto animato che, interpuntato da brani musicali (scritti per l’occasione da Andrea Ceccon) e canzoni popolari, a momenti si avvicina al mondo delle comiche e fa divertire come mai ci saremmo aspettati da Brecht.

Eppure il testo del drammaturgo, nella traduzione di Emilio Castellani, è ampiamente rispettato. Fanno eccezione i personaggi, dalle misure grottescamente sfiguranti, di Hitler e del suo entourage Göring, Goebbels e Himmler, che in questa versione genovese, vengono sacrificati, e per così dire riassunti nella gigantesca sagoma della testa di Hitler. Questa collocata tra le poltrone della platea, lancia parole e occhiatacce, (gli occhi della sagoma si muovono instancabili in tutte le possibili direzioni), verso il Piccolo palco della Corte.
Altra eccezione è il finale. Nella versione di Ferrini, la conclusiva apparizione surreale - prevista dall’epilogo brechtiano – in cui Hitler (Andrea Ceccon, vedi recente intervista Leggi l'articolo ) si intrattiene con Schweyk, si tramuta in una serie di gag in cui il piccolo dittatore si serve del "buon soldato" come di una spalla per lanciare demenziali giochi di parole e battute. Grasse risate del picoletto baffuto si stagliano come prove di idiozia di fronte al perplesso e "ufficialmente idiota" Schweyk.

Convince poco la scena, soprattutto nella scelta dei colori pastello, un po' sfumati, di tavolini e sedie. Forse anche il finale si carica un po' troppo di ironia trash, distanziandosi molto dall'atmosfera infernale dell'originale.
Stranianti, ma interessanti le musiche "stonate" di Ceccon, che si inseriscono con personalità nell'insieme.
La soluzione del nuovo spazio Piccolo Teatro della Corte - in Europa già presente da tempo - avvicina ma non troppo agli attori. Piuttosto crea un'interessante visione verticale del mondo rappresentato che, correttamente, si sposa con gli intenti teorici del teatro brechtiano.

Lo Schwejk è in scena fino al 9 giugno

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