Magazine Venerdì 24 dicembre 2010

Attacchi di panico: «vedo il sangue e mi sento svenire»

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Magazine - Buongiorno dottore,
sono una ragazza di 28 anni e da 6 soffro di attacchi di panico, che nel mio caso solitamente sono legati ad una situazione in particolare: vedere il sangue, assistere ad un incidente o anche semplicemente sentire la notizia di una morte (anche di una persona che non conosco o a cui non ero particolarmente legata).
In quel momento inizio ad agitarmi e ad avere la certezza di svenire all'improvviso (anche se alla fine non è mai successo in queste circostanze), situazione che cerco di controllare con tutte le mie forze, assumendo subito una compressa di Xanax e iniziando a camminare il più velocemente possibile, prendendo aria fredda e a volte anche buttando la testa sotto l'acqua fredda. Insomma facendo di tutto per sentirmi cosciente e non perdere i sensi.

È una situazione fortemente limitante anche perché in auto capita spesso di assistere a incidenti anche lievi (mi basta vedere un'ambulanza, non devo necessariamente vedere scene macabre) e da quel momento la mia mente costruisce scenari da tragedia anche se non si sono verificati, immaginandomi gente morta o sanguinante.
Non riesco neppure ad entrare in macelleria, né fare analisi del sangue, sono terrorizzata solo all'idea e non sarebbe sufficiente non guardare, ogni volta che le ho fatte sono svenuta, anche da sdraiata, anche prima di iniziare.

Non so se può aiutarla a capire, ma circa sei anni fa, in auto con una mia amica in cui lei guidava, abbiamo investito un gatto e sono svenuta all'istante. Io ricollego il mio problema a quella circostanza ma mi rendo conto che al massimo potrebbe essere solo una causa scatenante di un problema latente.
Ultima cosa: da bambina non soffrivo affatto di questo tipo di cose, addirittura spesso in campagna dalla mia allora baby sitter, che allevava conigli e galline, le davo una mano a uccidere la povera bestiola e ciò non mi creava nessun problema.
Mi dica cosa devo fare perchè non faccio più vita.
Grazie.
L.



Bungiorno. L.
La ringrazio per la fiducia ma forse è eccessivo che io, ora, le dica cosa deve fare. Sopratutto perché, in questa occasione, la parola devo mi sembra inappropriata. Così mi permetterò solo di chiederle una cosa: secondo lei se ci si altera perché si ha paura (e stiamo parlando della paura di un idea) è il caso di alterarsi ancora di più o è meglio rassicurarsi, rasserenarsi e calmarsi?

Beh, io credo davvero che sia meglio calmarsi. E lo dico con una certa convinzione. Anche lei sarà d'accordo che se in questi casi ci si agita è come se ci dessimo un'ulteriore conferma che nelle nostre idee c'è davvero motivo di aver paura. E facendo cosi autoalimentiamo la sensazione di pericolo, anche quando, in realtà, siamo al sicuro (tra l'altro le vorrei farle notare il controsenso che lei attua assumendo prima un calmante ed allo stesso tempo mettendosi a fare molte cose molto in fretta. Strano eh?).
Cosi vorrei proporle di provare ad affrontare le sue idee di paura cercando di mantenersi calma. E visto che la sua e' una situazione particolare, prima di continuare a leggere questa mail vorrei suggerirle di dedicarsi un momento senza impegni, sedersi in una comoda poltrona, respirare lentamente, e sorridere.

È seduta? Sta comoda? Se è seduta e comoda e sorridente allora vorrei chiederle di pensare alla parola sangue rosso e continuare a respirare e sorridere. Ci sono buone possibilità che tutto resti cosi (e nel peggiore dei casi resta seduta in poltrona). E sarebbe molto interessante che questa esperienza di sicurezza, a fronte delle sue paura lei la ripetesse più volte, giusto per scoprire che agitarsi non è necessario e che tutta questa paura è diventata, via via, un poco più piccola. E scusi se è poco.
Mi fa sapere?
Saluti e buon Natale,
Ventura

di Marco Ventura

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