Magazine Mercoledì 30 maggio 2001

Alan Moore: a volte ritornano...

Alan Moore è lo scrittore che ha più cambiato il panorama dei fumetti in America. Questo scrittore britannico, sbarcato nel grande continente agli inizi degli anni Ottanta, lavorando per i più grandi editori come quello di Batman e Superman, la DC comics, si fa notare per il suo stile improntato sulla decostruzione delle icone e per l’uso di punti di vista mai pensati per storie di super eroi. È così che ha dato nuova linfa a personaggi come Swamp Thing tanto da suggerire, con l’arrivo di altri scrittori inglesi, uno stile più elaborato per alcuni personaggi ed un target meno adolescenziale che ha portato alla nascita della Vertigo, una linea di fumetti in seno alla casa di Superman che si rivela ogni anno fucina di nuovi talenti e storie appassionanti. Ma torniamo a Moore che nel 1986 tocca l’apice con l’opera che ha rivoluzionato il mondo dei comics: Watchmen, il cui mondo disincantato influenzerà moltissimi autori tanto che i fumetti degli anni Novanta saranno improntati su personaggi violenti e cupe ambientazioni. Ma questo non era l’obbiettivo di Moore. Alla fine del 1999 stipula un contratto con la Wildstorm per la creazione di una sua collana: America’s Best Comics o ABC. Con questo marchio lancia quattro serie che possiamo trovare nell’edizione italiana della Magic Press.
Ma qual è il progetto di Moore e perché affrontare l’onere di scrivere ben quattro serie? Il progetto di Moore è di scrivere serie popolari con personaggi molto simili a icone del fumetto, ma con caratteristiche diverse e con un approccio, perdonatemi il neologismo, mooriano. Le serie affrontano vari generi dal poliziesco al racconto pulp fantastico, dai romanzetti di inizio secolo all’esoterismo, dalla satira alla Mad Magazine (il Linus americano), passando dall’erotismo soffuso fino ad arrivare alle classiche storie di super eroi. Insomma Moore affronta i racconti di genere in toto e nessuna serie è ancorata agli stilemi di un genere ma tende a rimescolarsi con altri fin a trovare un’alchimia intrigante e vincente.

Federico Dellacasa

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di Daniela Carucci

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