Magazine Venerdì 17 dicembre 2010

«Sono gay? Un'ossessione che mi porta ansia e attacchi di panico»

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Magazine - Salve,
sono un ragazzo di ventidue anni ed abito nel centro Italia, e da 4 anni soffro di ansia, tachicardia, attacchi di panico. Le racconto il più brevemente possibile la mia vicenda e la (possibile) causa di ciò.
Nel febbraio del 2006 cominciai una relazione sentimentale con una mia coetanea. Noi due stavamo benissimo insieme e ci piacevamo molto. A dicembre di quello stesso anno dovetti partire per andare in Lombardia per passare le vacanze di Natale da alcuni parenti.
Il giorno prima di partire andai a casa sua per salutarla e lei pianse nel sapere che mi sarei dovuto allontanare due settimane. Ci volevamo veramente molto bene!

Passarono due o tre giorni da quando arrivai a casa dei miei nonni, e tutto a un tratto... boom! In me cominciarono a manifestarsi i primi segni di ansia (fino a quel momento non l'avevo mai provata). Da lì cominciai a farmi svariate domande, del tipo: se non sento molto la sua mancanza vuol dire che non tengo a lei...?
I giorni passavano e le mie paure e paranoie diventavano sempre più grandi. Io stavo sempre peggio, ed il nostro rapporto ne risentiva parecchio. Quando tornai da lei non era più come prima. Ci siamo lasciati e rimessi insieme nell'arco di due settimane finché, non facendocela più, troncai tutto.

Caddi in depressione per un paio di mesi e successivamente ci fu un periodo piuttosto lungo nel quale pensavo (ahimé) ad uccidere (grazie a Dio non l'ho mai fatto), a sfogarmi facendomi del male fisico e a farla finita.
Pian piano superai questi pensieri e gesti, anche se tutt'ora, certe volte, il pensiero di farla finita mi torna in mente, ma molto raramente.

In questi 4 anni ho avuto alcune occasioni sentimentali, ma ogni volta che me se ne presenta qualcuna (oppure sento che l'altra parte provi qualcosa per me, o addirittura mi faccio dei film mentali senza essere a conoscenza dei sentimenti dell'altra) vengo aggredito da attacchi di panico molto potenti che mi fanno sprofondare in un pozzo senza fondo.
Queste sensazioni si attenuano, o addirittura scompaiono, quando decido di non calcolare più la ragazza non facendomi più sentire (comportamento da vigliacco, lo so), oppure quando so che non le interesso.
Da queste reazioni ha cominciato ad insinuarsi nella mia mente l'idea che, visto che non riesco più ad intraprendere relazioni con delle ragazze, io possa essere omosessuale.

Premetto dicendo che non ho niente contro di loro, però l'idea di essere gay non mi piace per niente (anche se ho questa convinzione, il pensiero di poterlo essere rimane impresso nella mia mente). Alcune volte ho fatto apprezzamenti sul fisico di qualche ragazzo, raramente ho visualizzato nella mia testa immagini di uomini nudi, ma non credo che per questo io possa essere considerato gay.
Nonostante riesca a formulare pensieri logici e razionali riguardanti il non essere gay, questa ossessione non mi abbandona.

Inoltre ho notato che l'ansia e gli attacchi di panico mi vengono anche in altre occasioni, anche le più insignificanti, come per esempio far parte di un gruppo musicale, partecipare ad un gioco di ruolo che dura molte sessioni, fare un viaggio da solo col treno, ecc. Credo che queste sensazioni derivino dal fatto che io abbia timore di prendere impegni e, di conseguenza, assumermi le dovute responsabilità.
Ciò provoca in me un senso di apatia, di nervosismo e di tristezza, che interferisce anche con la mia vita quotidiana.
Vorrei capire come poter affrontare questi disagi, con che mezzi e con quali tecniche.
La ringrazio enormemente per il tempo concessomi.
M.



Buongiorno M.,
ho letto la sua lunga mail più volte perché, nonostante il suo esauriente racconto, avevo la sensazione che mancasse qualcosa. E a pensarci bene nel suo racconto c'è un salto logico che non riesco a capire: lei ha una bella relazione poi, per le vacanze di Natale vi siete separati.
In questo periodo (di festa) lei si è stupito di non sentire la sua mancanza e cosi ha provato l'angoscia di essere gay. Da quel pensiero in poi non riesce più ad avere relazioni proprio a causa della sua ipotesi.

Mi scusi, ma questa sequenza non ha mica tanto senso, sa? E davvero manca qualcosa che leghi assieme gli eventi. Così, ho come l'impressione che lei, si sia fissato sul problema dell'omosessualità quasi per trovare una spiegazione semplice (o meglio simbolica) al suo disagio. Ma non puo essere questa la risposta. Infatti, come credo di aver già detto ad altri, non basta non pensare sempre ad una donna per essere gay. Questo gioco del tutto o niente o del sempre oppure mai è veramente una forzatura ideologica (si chiama manicheismo e deriva da un filosofo del 200 dC).
Nella realtà invece le cose sono molto più sfaccettate e sfumate. Sarebbe come dire che siccome mentre gioco a pallone mi accorgo di non pensare alla voglia di cibo, allora questo vuol dire che rischierò di morire di fame. Detto cosi sembra assurdo, vero? Eppure lei, fa un ragionamento simile. E ne soffre.

Poi, più avanti nella sua mail, dice che le viene l'ansia all'idea di prendersi delle responsabilità e questo, almeno in parte, potrebbe avere un suo senso ma (oltre che a capire quali dovrebbero essere queste benedette responsabilità) la nascita di questo aspetto critico sarebbe da ricondurre, più che alle sue scelte sessuali, alla sua storia famigliare e al modo con il quale le sono state tramandate le regole, le dinamiche degli affetti e anche l'autostima.
Inoltre lei accenna ad alcuni suoi pensieri più tragici che, come minimo, sono il segno di una sua profonda insoddisfazione ed anche alla sua sensazione di non essere sicuro di avere la possibilità di cambiare, in meglio.

Come vede sono tutti temi di una certa importanza che meritano un approfondimento più lungo e attento ai dettagli di quanto si possa fare tramite questa rubrica. Per quello che posso dire io, le confermo due cose. La prima è che, per quello che racconta, lei di sicuro non è gay. Ma questo non vuol dire che allora dentro di lei non ci siano delle domande e delle tensioni che ancora cercano di avere una risposta più tranquillizzante (se la cosa le puo far piacere, o almeno farla riflettere, ho conosciuto dei gay che avevano paura di essere etero).
La seconda cosa è che la paura è sempre una brutta compagnia e il primo passo è quello di ricordarci che possiamo superarla. E lei ce la puo fare.
Anche se, in questo percorso, potrebbe essere una buona cosa farsi aiutare da un bravo psicoterapeuta.
E visto che siamo a dicembre, buon anno nuovo. Davvero.
Ventura

di Marco Ventura

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