Magazine Lunedì 15 novembre 2010

'Se niente importa' di Jonathan Safran Foer

Magazine - L'unico dettaglio che - a voler proprio essere pignoli - stonava nell’eden carinziano in cui ho avuto il bene di trascorrere le mie ultime vacanze erano gli orecchini gialli indossati dalle placide e quasi quasi invidiabili mucche che trascorrevano le giornate ruminando erbette alpine crogiolandosi al sole immerse in un'aria purissima.
Orecchini gialli uguali a quello sapientemente evidenziato nella copertina di Se niente importa (Guanda, 2010, 363 pp, 18 Eu), l’ultima fatica di Jonathan Safran Foer: dettaglio che in effetti non passa mai inosservato, a causa del suo stridere con il contesto qualora simile a quello sopra descritto, ma anche a prescindere, venendosi dovunque e comunque a trovare vicinissimo all'occhio vivo ed innocente della creatura che lo porta, e perciò riuscendo a dire molto pur non parlando.

Con questo saggio, il giovane autore che ha già avuto modo di farsi molto apprezzare con il romanzo d'esordio Ogni cosa è illuminata (2002) e poi l'originale scorcio sulla tragedia delle Twin Towers Molto forte, incredibilmente vicino (2005), ha davvero azzardato. Si è esposto in prima persona mettendo a nudo la sua storia insieme all'educazione ricevuta, ai dubbi della crescita, alle contraddizioni in cui è caduto ed alle aspirazioni che lo animano, condividendo il proprio percorso di sviluppo personale con una platea indefinita ed informe di lettori/consumatori più o meno impreparati su un tema estremamente spinoso e che riguarda tutti, senza eccezione: l'alimentazione. Un terreno minato, abbandonato all'ignoranza e irto di preconcetti di ogni sorta radicati, incistiti, incancreniti in ciascuno di noi forse addirittura peggio di quelli religiosi politici; e persino calcistici. Un terreno in cui si cerca di sopravvivere aggrappati al perché si, e al massimo al perché mi piace, chiudendo gli occhi e tappandosi le orecchie quanto basta a resistere trincerati dietro alle proprie abitudini, che novantanove su cento sono precisamente quelle del branco a cui si appartiene, che a sua volta le ha ereditate passivamente e così via.

In questo libro/documento di grande valore sociale, frutto di qualcosa come tre anni di ricerca, anche sul campo (con tanto di furtive intrusioni nottetempo in allevamenti intensivi non avendo ottenuto riscontro ad educate richieste di permesso di visita), innumerevoli interviste, accurati approfondimenti, e un oculato utilizzo di dati statistici tratti da fonti ufficiali messo in risalto da una grafica intrigante all’inizio di ogni capitolo, il tutto dettagliatamente documentato ed arricchito con un corposo sistema di note.

Ecco in sostanza le domande che Foer si è posto ed alle quali ha cercato di rispondere. Quanto è diffuso l'allevamento intensivo oggi (si attesta su una quota di mercato intorno al 90% sul totale del prodotto commercializzato), qual è stata la sua evoluzione nel corso dell'ultimo secolo e qual è il trend di sviluppo. Come funziona, e in particolare: se, come e quanto gli hamburger, i prosciutti, i polli arrosto che mangiamo, e quindi la nostra salute, risentano di pratiche innaturali volte all'incremento della produttività quali l’impiego dell'ingegneria genetica, l'alterazione forzata dei ritmi giorno/notte e dei cicli delle stagioni, la privazione di sonno, spazio, aria aperta e luce naturale unita alla sistematica somministrazione di cocktails di farmaci e di un regime alimentare improponibile per tutto l'arco della vita degli animali, e delle indicibili (per me, non per Foer nel suo libro) e spesso gratuite violenze di ogni genere inferte agli animali dal momento in cui vengono al mondo fino all'esalazione dell'ultimo respiro.

E poi quanto è salato il conto che le grandi industrie, mentre con una mano incassano soldi a palate da decenni, con l'altra presentano al pianeta nella forma delle cosiddette esternalità negative, tra cui in particolare il gravissimo ed irreversibile inquinamento di aria, suolo e falde acquifere, la massiva sottrazione di risorse (alimentari e non) alla lotta contro la fame nei paesi in via di sviluppo, la proliferazione di virus e le mutazioni che hanno consentito il passaggio di questi dagli animali all'uomo (leggasi mucca pazza, influenza suina e aviaria), per cui il tanto sbandierato pericolo di pandemie degli ultimi tempi altro non sarebbe che un ulteriore prodotto di scarto della zootecnia moderna. Ce n'è per i beati.

C’è così tanto da sapere su ciò che arriva sui nostri piatti, quanto è abissale e trasversale l’ignoranza dilagante in materia. Le lobbies interessate, con la collaborazione dei soliti sistemi politici e dei patetici mass media complici, sinergia che abbiamo modo di conoscere ed apprezzare anche con riguardo a svariati altri mali del nostro tempo, sono riuscite a calare un fitto sipario di silenzio. Ma queste parole di Foer sono un’arma molto affilata capace di squarciarlo. A ciascuno di noi l’opportunità di brandirla.

di Stefania Dolcemascolo

Potrebbe interessarti anche: , Il Natale del commissario Maugeri, l'ultimo libro di Fulvio Capezzuoli. La recensione , Bonelli: Dylan Dog e Martin Mystere nell'Abisso del male , A mali estremi: nuovo caso per la colf e l'ispettore di Valeria Corciolani , Peccato mortale di Carlo Lucarelli: un altro intrigo da risolvere per il commissario De Luca , Le Quattro donne di Istanbul: un romanzo suggestivo e commovente di Aişe Kulin

Oggi al cinema

Macchine mortali Di Christian Rivers Azione 2018 Dopo una guerra che ha devastato il mondo in sessanta minuti, ridefinendone addirittura la geografia, Londra è diventata una città predatrice, in movimento su enormi cingoli e armata di arpioni, che ha lasciato l'Inghilterra in cerca di... Guarda la scheda del film