Magazine Venerdì 12 novembre 2010

Ansia e agitazione: tutta colpa di una ragazza?

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Magazine - Caro dottore,
le riscrivo la storia sperando di essere più chiaro
(clicca qui per leggere la prima puntata della storia, ndr).
Prima della ripresa degli incontri a teatro invio un messaggio alla regista per domandarle un consiglio su come gestire una mia agitazione, in funzione della recita, che provo alla presenza di una compagna di teatro. Premetto che a questa compagna di teatro avevo già domandato di uscire con esito però negativo.
La regista mi scrive un messaggio dicendomi che questa compagna di teatro sarebbe interessata a me. Preso da un improvviso stato di ansia e agitazione giro questo messaggio alla diretta interessata cioè la compagna di teatro invece di parlarne con lei direttamente.
Naturalmente è successo un macello. Io le ho chiesto scusa ma ora la situazione è di una freddezza e difficoltà a comunicare.
Ci si saluta in maniera formale e nulla più.
Ora non so cosa fare per ripristinare il rapporto di prima.
Grazie e arrivederci.

Si, cosi la sua storia diventa decisamente più chiara.
Anche se resta complicata. Partendo dal suo dubbio finale le dirò subito che, in questi casi, l'unica cosa, sensata, che lei puo fare é di chiedere alla sua lei di avere un'ulteriore occasione per vedersi e per parlare. Così sarebbe possibile chiarire non solo quello che è successo ma anche accordarsi sul futuro. E magari questo appuntamento potrebbe essere davanti ad una tazza di caffè che, in questo caso, assurgerebbe a simbolo di pace (ma attenzione, meglio sincerarsi che il caffè piaccia ad entrambi).
Ma detto questo, che è quasi banale, restano lo stesso alcuni aspetti da approfondire.

Per prima cosa ci sarebbe da capire un dato fondamentale: cosa vuole lei da questa donna? Lei, ad un certo punto afferma che vorrebbe ripristinare il rapporto di prima, ma lo pensa davvero? Scusi, ma questo mi confonde perché è come se lei volesse tornare a quando, memore del due di picche, non riusciva a recitare in sua presenza perche agitato. Oppure a quando non aveva niente di meglio che parlarne con la regista. Spero che questo non sia davvero l'unico obiettivo che ha in mente, perché lo troverei decisamente riduttivo.
Dunque la domanda che ora io faccio a lei, ma che in realtà lei dovrebbe fare a se stesso, è: che tipo di relazione voglio avere con questa ragazza? E a questa domanda la invito a non rispondere in modo vago e generale. No, io le sto chiedendo di chiarirsi cosa vuole davvero, dettagliando la sua risposta con delle descrizioni più specifiche. E dopo che si sarà chiarito con se stesso, la fermi e le chieda un appuntamento.
Ma anche il solo chiedere un appuntamento va fatto bene.

E su questo si apre il secondo aspetto, che, temo, sia il più cruciale. Da quanto racconta, ho l'impressione che lei abbia la tendenza ad avere dei comportamenti di relazione decisamente troppo ansiosi (e ci sarebbe da chiedersi come mai). Chi agisce in questo stato rischia di apparire maldestro al di là delle proprie intenzioni. Cosi, se è vero che è importante definire cosa si vuole, è altrettanto significativo definire e il come arrivarci. E questo come riguarda il messaggio relazionale che si invia attraverso il nostro comportamento.

Capirà quindi come per affrontare questo incontro nel migliore dei modi, dovrà fare attenzione a cosa esprime attraverso il suo modo di agire. Non credo che, adesso, le darò la lista delle cose da fare, ma considerando che lei fa teatro le vorrei ricordare che fino adesso abbiamo messo a punto il senso e la trama della rappresentazione e ora bisogna dedicarsi alla cura del personaggio e dalle sue capacità espressive. E dunque saprà che non è facile interpretare un personaggio se non ci si prepara per bene la parte e non si fanno adeguate prove.
Senza contare che c'e' da tenere a bada l'ansia da palcoscenico. Così spero che lei pensi che recitare sia impegnativo, ma che valga la pena di farlo sempre meglio. Anche perché, la vita, a volte non è altro che una grande rappresentazione. Ora le è più chiaro cosa deve fare? Spero di si.

E visto che in teatro si fanno gli auguri in un modo che non è altrettanto carino da scrivere, mi limitero a salutarla.
Ventura

di Marco Ventura

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