Magazine Martedì 2 novembre 2010

Vincenzo Cerami: «Italia mia»

Magazine - Italia mia, lo spettacolo teatrale di Vincenzo Cerami, riallestimento del precedente Made in Italy, è diventato un libro e un dvd, edito da Promo Music. È ora possibile rileggere e rivedere il canto poetico e civile dedicato all'Italia, terra di Pulcinella, di canzoni, di supplì, caramelle e maccheroni. Terra di fame e catrame.

Italia mia è uno spettacolo per riflettere sull'Italia nei 150 anni dall'unificazione. Per raccontare l'Italia si prende spunto da alcuni oggetti di design industriale rivelatori dei sogni e delle aspettative passate, con la realtà odierna.
Nello spettacolo il poeta, sceneggiatore cinematografico e teatrale Vincenzo Cerami si rivolge alla figlia Aisha - Federica Vincenti - raccontando dell'amante Italia, conosciuta negli anni del boom, poi negli anni del terrorismo e ora perduta vittima dei miti da lei stessa creati.
Ma dove vai Italia così di fretta? Dove vai giovane in bicicletta? L'Italia è una baldracca che l'ha data a tutti e forse per questo piace di più. Su di lei ci sono passati tutti. Fame vedè, fame toccà. Ti sei ingrassata con i Marcinkus, i Ciancimino, il mariuolo e la margarina. Guardatela! Eri Cornelia, Ausonia, Esperia e Enotria, ora suoni la fisarmonica.

Il primo passo da ricordare è l'Italia del Boom. Boom dell'appartamento, boom del cemento, dell'arredamento, dell'allagamento. Boom di piazza Fontana, Calabresi, Italicus, Brescia... boom. I versi spaziano al ritmo marinettiano e petroliniano su arie di Guittone d’Arezzo, Dante, D’Annunzio e Pasolini; oltre a quelle dell'autore Vincenzo Cerami. In molti tratti pare di ascoltare Giorgio Caproni. Non mancano poi le canzoni, molte originali scritte da Nicola Piovani, a intervallare versi con refrain.
La vera storia d'Italia sta nei sogni nel cassetto. O Munari e la tua arancia perfetta, come il sole a sfera, il sole e la luna; l'arancia a disegnare il sole rosso al tramonto. L'Italia dei palloncini, l'Italia di Garinei e Giovannini. l'Italia di Giò Ponti, le macchine Zagato e la radio con l'occhio magico, le lampade Castiglioni e le tazzine di caffè e poi quante sedie, tante sedie. L'arte entra nell'industria; è un bello che funziona, che frulla, stira lava e tosta.

L'Italia dei geometri: un elogio a chi con filo a piombo e livella ha seminato di case e case le mille via Garibaldi. L'improbabile è diventato probabile. Che ci frega del domani se il nostro presente arriva fino all'orizzonte? Scorre su versi ispirati il racconto dell'Italia fatta di cose, di idee, di sogni e macerie: un testo di teatro civile che dice di più dei libri di storia.
In sintesi uno spettacolo che, con le parole di Cerami, descrive l'Italia come un ologramma: una luce senza lampadina, una luce illusoria; un quadro amaro di una Repubblica sgangherata.

di Giorgio Boratto

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