Magazine Martedì 19 ottobre 2010

A nudo: l'autobiografia a cuore aperto di Diego Dalla Palma

Magazine - Confessarsi fa bene. È terapeutico. Infatti questo libro Diego Dalla Palma l'ha scritto soprattutto per sé. Mica tanto per gli altri, a cui ha dato già troppo.
A nudo (pagg. 189, Sperling & Kupfer) è triste, ma non è il libro di chi ha raggiunto il successo e stop.
Honorè De Balzac diceva che dietro ogni grande fortuna c'è un crimine. Anche un grande dolore, dice il cosmetologo più famoso del mondo, vero e proprio esperto d'immagine.
Dalla Palma di dolori ne ha avuti fino ad averne la nausea. Agli inizi la sua vita sembra un'umiliazione continua. Vittima di abusi sessuali da piccolo, in un collegio buio come la disperazione, preda della cattiveria altrui. Della cattiveria di quelli che, a scuola, più ti vedevano debole e più ti strattonavano, fino a quando la cartella appariva per terra, aperta, con i libri spalancati e la loro faccia a ridere.

Uno spregio, la vita. Eppure Diego ha coraggio. Lotta, fa la fame, sta in uno scantinato dove i vestiti che puzzano li asciuga - senza stirarli - davanti ad una stufetta con le resistenze a vista come gambe nude.
Vince nella vita soltanto chi si laurea all'università del dolore e sa rialzarsi in continuazione. Inizia la sua avventura con la Rai, come costumista e scenografo. E non si ferma più. Inventa una linea rivoluzionaria per il trucco, di nuova concezione, e scrive su tutti i giornali di moda come nessun altro mai. Diventa un vero e proprio guru nel campo: della bellezza fa un'arma con cui ripagarsi di tutte le cartelle buttategli per terra.

Ha doti che gli altri non possiedono. Sensibilità femminile - ereditata da un padre che aveva vestito l'umiltà come soltanto i re sanno fare («L'umiltà è l'abito della gente perbene») - e la tenacia acciaiata della madre.
Poi c'è il sesso.
La bisessualità diventa un metodo per appagarsi. Forse è un mezzo per avere la rivincita, in qualche modo, su di una vita che era partita male, sempre a frugarti sotto, anche quando ti faceva schifo.
Diego Dalla Palma non si è risparmiato in nulla: dolori e soddisfazioni, piaceri sessuali e amori dove dai tutto per poi prendere una ferita massima alla fine, e anche amicizie fetenti.
Non ha rancore nella penna, però. Ha perdonato. Perché fa bene, la vita è un andito, e la solitudine un buio in cui è necessario trovare la forza di non aver paura.
Il coraggio di andare via è fondamentale nella vita. Il nomadismo è la forza per riuscirci. Oggi Diego Dalla Palma sembra un uomo senza più il tormento di una volta. Anche il sesso è diventato un'esigenza che morde di meno, ma chiede soltanto di essere appagata in modo estetico. Non ha smesso di cercare, però.

Dice - all'inizio del libro - di essere nato dentro una casa senza porte. Una casa aperta, un porto sull'infinito. Una concezione umana decisamente interattiva. Così è stata quella di Dalla Palma, una vita presa per il collo.
Tutti siamo soli, ci dice Dalla Palma, ma vivere nel coraggio ci umanizza di più. È come fare l'amore sempre con una forza nuova, senza schemi in testa. Non è un libro per anime disarmate, questo.
La vita - alla fine di tutto - è ciò che siamo sempre stati. Noi e chi ci ha fatto venire al mondo. Una famiglia. E un dolore che si identifica nella vita. Basta saperlo.

di Giorgio Viaro

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