Magazine Lunedì 11 ottobre 2010

Joe R. Lansdale, il tour italiano per il romanzo 'Devil Red'

Magazine - A prima vista, due quarantenni qualsiasi in crisi di identità. Uno è un democratico bianco con troppe donne alle spalle, l'altro un repubblicano nero - gay - in perenne travaglio sentimentale. Investigatori privati, in Texas.
Son passati vent'anni dal debutto di Hap Collins e Leonard Pine, la sconclusionata coppia nata nel 1990 dalla prolifica penna di Joe Randall Lansdale, ma nel nuovo romanzo Devil Red (Fanucci, 288 pp., 17 Eu) i due non dimostrano né rughe né stanchezza. Anzi. Questa volta Hap e Leonard dovranno vederserla con i membri di una setta con l'hobby di succhiare il sangue durante riti a tinte lesbo. E se si mette di traverso la dixie mafia e ci scappa pure il morto, i due non possono tirarsi indietro. Un thriller vampiresco improbabile, ma comunque plausibile sfogliando la cronaca nera dei nostri quotidiani.

«Hap e Leonard sarebbero certamente plausibili anche al di fuori del Texas - ci conferma lo stesso Lansdale nel suo accento da working class texana - quei due continuerebbero a essere se stessi in qualsiasi contesto, anche se probabilmente le loro azioni non lo sarebbero. Diciamo che li vedrei piuttosto fuori luogo a compiere le loro indagini - coi loro metodi poco ortodossi - per le vie di Bologna».

Due personaggi ormai classici, che hanno conquistato milioni di fan in tutto il mondo, ma che in quest'ultimo episodio subiscono un'ulteriore evoluzione. In particolare Hap, che viene per la prima volta colto da una crisi vedendo un cadavere. «È vero, ho voluto far evolvere i personaggi - prosegue Lansdale - e la crisi di Hap lo dimostra. Ho più volte letto degli effetti che la morte ha sulle persone con cui si scontra. Hap è quello che sento più vicino a me, non certo per le sfighe che gli capitano (per fortuna!) ma per il suo carattere e per il suo background di povertà. Quindi, ho voluto vedere come avrebbe reagito trovandosi di fronte a un cadavere: è stato un modo per me per venire a patti con una situazione, la morte violenta, che non mi sono mai trovato di fronte in quel modo».

Insomma, i personaggi di Lansdale sono un po' un modo di affrontare i fantasmi dell'autore. Ma se Hap resta sempre un appartente alla working class statunitense, lo scrittore è ormai piuttosto lontano da quel mondo che nelle peggiori espressioni si rivela ignorante, malcelatamente violento e razzista. Dall'alto delle milioni di copie vendute, che rapporto conserva Lansdale con le sue radici?
«Il successo non mi ha cambiato per come sono, ma devo ammettere che mi ha reso la vita molto più semplice. Oggi mi sento come un bambino smarrito in un negozio di giocattoli: tutto mi è permesso e tutto mi può accadere, anche le cose più incredibili».

Un successo che ha reso possibile la vittoria di ben sette Bram Stoker Awards a uno scrittore senza una formazione accademica. Proprio lo stile di Lansdale, così apparentemente semplice, immediato e aderente alla realtà, nasconde un fortissimo interesse per le tematiche sociali e i contrasti che covano sotto l'apparente normalità provincia americana.
Le trame sconclusionate di Hap e Leonard si dimenticano, ma il disagio e gli interrogativi restano.
«È una scelta precisa - spiega Lansdale - per affrontare tematiche sociali che facciano prendere coscienza della realtà alla gente. Ma se l'effetto è voluto, il modo in cui lo realizzo è istintivo e non calcolato. È un procedimento a me molto caro, che usano altri autori che stimo molto: James Lee Burke, Michael Connelly e primo Elmore Leonard».

di Matteo Paoletti

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