Magazine Mercoledì 23 maggio 2001

Languidi brividi sull'estate di Claudio

Magazine - “Ho scritto una canzone perché sono pigro. Un ritornello, due o tre strofe: in tre minuti e mezzo te la cavi” –così Johnson Righeira sintetizza la genesi di , una delle hit degli anni ’80- “Claudio, che è meno pigro, ha scritto un romanzo. Ma le sensazioni che descrive sono le stesse che volevo descrivere io”.

Claudio è Claudio Paglieri, genovese, giornalista del Secolo XIX, autore per Marsilio di un romanzo che ha lo stesso titolo della canzone.

“Un omaggio a quella che è stata la colonna sonora dell’età che racconto. I miei vent’anni, quelli dell’inter-rail e della scoperta del mondo”, spiega l’autore.

Di scoperta del mondo parla anche Silvia Neonato, collega di Paglieri, che nota con piacere come il viaggio ha preso il posto della naja come esperienza iniziatica: “Finalmente per diventare uomini di mondo non si deve più fare il militare a Cuneo, come diceva Totò. Paglieri si inscrive in un filone che va da Tondelli a Rossana Campo, da Culicchia a Cacucci: nelle loro pagine il viaggio non è semplice aneddoto, ma percorso di vita, occasione di crescita interiore” e conclude raccontando di essere stata sveglia tutta una notte per finire il libro “Ed ero arrabbiatissima, perché sapevo che l’indomani avrei dovuto lavorare. Quando ho visto Claudio gliel’ho detto: perché mai una cinquantenne come me deve stare sveglia a leggere le storie di quattro ventenni?”. Una domanda dalla risposta facile facile: perché Leggi l'articolo è un libro piacevole (“scoppiettante”, come lo definisce Johnson), felicemente bilanciato tra momenti ironici e amari, capace di indagare il maschio trentenne alle prese coi ricordi dell’adolescenza e la paura di crescere.

La stessa paura che ha mosso Johnson a scrivere la canzone quindici anni fa “Direi che anche a quarant’anni suonati ho sempre la stessa paura. Però è strano ritrovare lo stesso spirito della mia canzone in un libro dopo tanto tempo”. Eppure non è la prima volta che i Righeira si ritrovano tra le pagine di un romanzo “Siamo citati in Bastogne di Brizzi (che non aveva nemmeno 9 anni quando è uscita !) e nell’“appendice musicale” di Generation of Love di Matteo B. Bianchi. Chi lo avrebbe detto che avremmo riscosso tanto successo tra i letterati: negli anni ’80 ci non ci considerava nessuno, eravamo un prodotto commerciale. E noi ci soffrivamo, perché venivamo dalla New Wave, cercavamo di introdurre in Italia qualcosa di nuovo. Adesso sembro presuntuoso se lo dico, ma forse eravamo troppo avanti”.

di Donald Datti

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