Magazine Giovedì 30 settembre 2010

Il ritorno di Morozzi: vendette senza tempo e perversioni sessuali

Magazine - Gianluca Morozzi è tornato: è uscito il 30 settembre il suo nuovo romanzo Cicatrici (pag. 231, 16 Eu, ed. Guanda). Ed è tornato alle origini, ai toni cupi di Blackout, il thriller che l'aveva lanciato. Un cambio repentino dopo la parentesi comica di Colui che gli dei vogliono distruggere, irresistibile omaggio al mondo dei fumetti con un supereroe costretto a inseguire i propri poteri, in continua (e spesso sfortunata) mutazione.
È questa la caratteristica principale dei suoi libri: restare all'interno dei generi - il noir, il fantasy, l'horror - ma forzandone i confini, secondo un'ottica folle e surreale.
Cicatrici è un romanzo di difficile catalogazione: inizia come un thriller, si trasforma in una storia d'amore tra due emarginati, e poi cambia ancora registro, acquistando accenti morbosi e prendendo una svolta soprannaturale.

Il cuore del romanzo è nel concetto di reincarnazione: da dove ti è venuta l'idea?
«È partito tutto dall'osservare certe persone, persone sfortunate o dimesse, che mi sembravano segnate, senza possibilità di riscatto. Mi sono domandato da dove venissero, da cosa dipendesse quel "marchio" che si portavano appresso».

Sia nell'incipit che nella seconda parte, il romanzo è molto violento, e di una violenza "grafica", da fumetto.
«Nel periodo in cui l'ho scritto, stavo leggendo i fumetti de Il Punitore (un personaggio della Marvel, ndr), scritti da Garth Ennis sotto l'etichetta Max Comics. Sono pieni di una violenza estrema e molto poco ironica, e probabilmente mi hanno influenzato. L'incipit, in particolare, doveva essere abbastanza forte da colpire il lettore e incuriosirlo a cercare le ragioni del massacro nel proseguimento della storia».

Non hai paura che certe pagine, come quelle in cui descrivi le sevizie sessuali cui viene sottoposta la protagonista, possano 'disturbare' qualche lettore?
«Mah, già in Blackout c'erano scene di tortura estremamente esplicite e realistiche. Diciamo che se non mi hanno arrestato per quelle, ormai non mi preoccupo più di niente» (ride).

Come mai dopo un romanzo divertente come Colui che gli dei vogliono distruggere, hai scelto di passare a un genere così distante come l'horror?
«Il mio tono caratteristico è quello umoristico-surreale. Ma è anche vero che il mio primo successo è stato proprio un thriller claustrofobico come Blackout. Volevo tornare al noir, ma a modo mio. Lo chiamerei progressive-noir, o noir intimista. Un discorso che proseguirà anche con il romanzo successivo».

È già pronto?
«Già consegnato alla casa editrice, sì. Dovrebbe uscire nel 2011. Si chiama Stanotte muoio. È un noir che espande le regole del genere: fantascienza-horror, ma con passaggi divertenti e una trama quasi gialla».

E lo sfigatissimo Leviatan, il supereroe di Colui che gli dei..., avrà un'altra avventura?
(Ride di nuovo, stavolta di gusto) «Fosse per me scriverei 5 romanzi di fila solo su di lui, mi divertirei moltissimo! Ma in Italia vende meglio il noir e sono cose di cui bisogna tenere conto, anche quando hai una casa editrice che ti lascia grande libertà come capita a me».

Per chiudere: nel romanzo c'è un riferimento a Casa Vianello, che è il programma che diverte di più la vecchia zia del protagonista. Dopo la morte di Raimondo e Sandra, che ha commosso tanta gente, è un dettaglio di grande attualità. Come mai hai deciso di inserire questo particolare?
«Naturalmente io ho scritto il romanzo quasi due anni fa, quindi è una pura coincidenza. Ma devi sapere che da piccolo, con il mio vecchio Vhs, registravo Tante Scuse e altri spettacoli della Mondaini e di Vianello. Mi piacevano moltissimo, ma anche mia madre e mia nonna li amavano molto. Quando ho inserito quel particolare ho pensato che avrebbe conferito umanità al personaggio di zia Rachele, che è eccentrico, ma volevo anche risultasse molto umano».

di Giorgio Viaro

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