Magazine Lunedì 27 settembre 2010

Il lungo viaggio di Marisa Fabbri

Magazine - L'attrice Marisa Fabbri (Firenze, 1927-Roma, 2003) ha traversato la sua epoca lasciando un segno profondo e duraturo (più di quanto non credesse ella stessa) nell'ambito del Teatro d'Arte italiano. Se pure appartata rispetto ad altre interpreti notevoli della sua generazione, risulta personalità unica fra tante bravissime colleghe. E non sembri quindi sproporzionato il libro ponderoso che le dedica Claudio Longhi, ovvero Marisa Fabbri. Lungo viaggio attraverso il teatro di regia (Firenze, Le Lettere, 2010. pp. 576, 48,00 euro).

Una storia dell'artista, biografica ed estetica insieme. Soprattutto per la collaborazione con i massimi registi (Trionfo, Strehler, Ronconi), Marisa Fabbri spicca quale co-protagonista lungo un trentennio nelle scelte e nelle sorti del nostro teatro. Il rapporto con i creatori del Teatro di Regia è il filo conduttore adottato dall’autore per ricostruire – con documentazione imponente e minuta fino allo scrupolo – l'intera vicenda, dagli esordi amatoriali a Firenze alle prime affermazioni milanesi, fino alle conferme trionfali.

I soli titoli di alcune sue interpretazioni non illustrano la portata artistica effettiva dell'impresa che vi resta connessa. La rassegna, pure incompleta, dei suoi spettacoli (esclusi gli impegni per la radio, la televisione e il cinema) sono indicativi non soltanto della qualità altissima della sua arte, ma di profonde consonanze in un clima e in esiti ormai storicamente riconoscibili. L'annuncio a Maria, di Claudel (Milano, 1953), Un marito, di Svevo (Trieste, 1961), Storia di Vasco, di Schéhadé e Dialoghi con Leucò, di Pavese (1963-64, regia di Aldo Trionfo), I giganti della montagna, di Pirandello (regia di Giorgio Strehler), I lunatici, di Middleton e Rowley (regia di L. Ronconi) nel 1966. Poi la lunga serie delle collaborazioni con Ronconi comprende le memorabili occasioni di Orestea (1972), Le Baccanti (1978), Spettri (1982), Ignorabimus (1986), Dialoghi delle carmelitane (1988), Tre sorelle (1989), Gli ultimi giorni dell'umanità (1990), Affabulazione (1993), oltre a creazioni più eccentriche, ma non meno originali, da I parenti terribili, di Cocteau, con Cobelli (1991) a Gallina vecchia, con Savelli (1997).

Se un rammarico s'insinua, è quello della ridondanza di richiami, riscontri e note; nonché dell’estensione dei documenti pubblicati. Il tono del discorso, nel racconto di tanti fatti importanti e avvincenti, è spesso ampolloso e compiaciuto per l'impegno che l'autore si assume nell'esaurire la vasta materia. Le due ampie parti autonome del libro, storico-biografica la prima (Paesaggi teatrali o il romanzo di una formazione ininterrotta) e metodologica la seconda ("Breviario di estetica" attoriale), offrono una trattazione davvero articolata e dialettica. Le Appendici, altrettanto ricche, confluiscono in un CD-ROM dallo straordinario interesse documentario.

di Giorgio Viaro

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