Concerti Magazine Lunedì 27 settembre 2010

I leoni ruggiscono ancora: il ritorno di Clapton, Plant e Miller

Magazine - Tre vecchi leoni del rock blues, età media 65 anni, irrompono sul mercato discografico più o meno contemporaneamente con altrettanti cd di buon livello qualitativo. Messa così, sembra una notizia di relativo interesse. Ma se si paragona il contenuto dei recenti lavori di Robert Plant Band of joy, Eric Clapton Clapton e Steve Miller Bingo, a quanto propongono in ambito rock le tanto evocate nuove leve, è possibile trarre qualche conclusione sulla vitalità intrinseca e sulla capacità di rinnovamento di questa musica che spesso, affidata a mani e menti più fresche, tende a trasformarsi in un composto altamente volatile.
Ci vogliono loro, in età da nonni (Steve Miller ha 67 anni e da 17 non faceva un disco nuovo), per restaurare uno stile che colpisce subito, va diretto allo scopo senza tanti fronzoli e, magari in un'ottica che qualcuno giudicherà tradizionale, definisce i confini di quello che si può oggi sperare da una buona oretta di rock.

Il più ardito ed anche il migliore del lotto è Plant, il quale, smessi da alcuni anni i panni da adonico frontman, si è inventato una nuova mappa sonora tracciata sulle cartine di America e Gran Bretagna, pescando spesso e volentieri dalla tradizione, country e folk e, almeno in questo caso, confezionando il tutto in una veste sonora attuale, ricca di rumorose chitarre e con grande spazio all'interpretazione vocale. In questo disco, intitolato come il nome del suo primo gruppo ante Led Zeppelin, Plant mischia pezzi di Los Lobos (Angel Dance) e Richard Thompson (House of cards), tenta un convincente ponte con i giovani Low (Silver rider e Monkey) e chiude con il pezzo migliore, un boogie futurista intitolato Event this shall pass away.

Più prevedibile Clapton, che però sembra non aver abbandonato la felice vena blues inaugurata a metà decennio sulle orme ed in omaggio al padre fondatore R. Johnson. Qui slowhand, non felicissimo quanto a scelta di titolo e copertina, riavvia il motore del suo solido e inossidabile laid back blues, con pochi scossoni ma la solita classe ed eleganza, quella che mancava a certe infelici uscite pop degli anni ottanta. Infine Miller. Il chitarrista americano dà fuoco alle micce di un vero e proprio party record come si facevano una volta (c’è persino Rock me baby con Joe Satriani): rock e blues a profusione, un po di soul, chitarre sempre spianate e, diranno i detrattori, un mare di luoghi comuni. Ma riconoscerli e sguazzarci dentro a volte fa proprio parte del gioco.

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