Magazine Venerdì 17 settembre 2010

Un colpo di vento: i casi dell'avvocato Von Schirach

Magazine - È un libro con una copertina nera. Due paia di gambe che camminano, su di un piancito spezzato da alcune righe diritte. Sembrano l'avvocato con il suo cliente. Più spedito il paio di gambe sulla destra, quasi interrogativo il secondo. A piedi verso la giustizia. Sono storie di un avvocato. Di certo importante, alla presa con casi anche di natura psichiatrica. Quelli più eclatanti, che vanno sui giornali.

Si va dal medico benestante che si innamora di una cameriera dal seno imponente, la quale si fa giurare che non la lascerà mai. E lui lo farà, ma dovrà per forza ucciderla per liberarsi di una donna che gli aveva rapito dignità, anima e voglia di vivere. Per tutta una vita.
All'uomo che non ha nulla in Germania, è uno spiantato, uno che la vita ha preso a pugni e lordume. Uno che faceva le rapine scusandosi, un figlio di cane. Quando – dopo l'ultima rapina - si ritrova sopra un aereo per l'Etiopia, non sa ancora che si è imbarcato per la salvezza. Diventerà un genio della produzione del caffè, sposerà un'etiope bella come un'imperatrice nera e sarà felice. Fino a quando la Germania non si ricorderà di lui, per l'esecuzione di quella antica condanna per una rapina commessa con la mortificazione negli occhi. Finirà in prigione fino a quando il suo presente non verrà a riprenderselo.

E così, tante altre storie. Scritte con lo stile dell'avvocato. Preciso, perché sai che una parola sbagliata, o di troppo, può fare del male al tuo cliente.
Von Schirach è un avvocato giovane, è nato nel 1964, ed in qualche modo deve avere fatto a pugni con molti fantasmi per scrivere questo libro. La cui scrittura è stata definita magnetica. La soluzione è semplice. È la vita del penalista che attira, la sua intrinseca drammaticità, la sua pienezza profanata dal dolore.
I clienti dei penalisti non sono mai persone normali. Sono persone dolorose. Soggetti su cui la vita ha inciso non poco, ed ha morsicato le carni senza far sentire prima l’abbaio per cui puoi aspettarti una brutta sorpresa. L'avvocato allora diventa l’antidoto, ma devi trovare quello giusto. Quello capace di far saltare i circuiti metallici del diritto. Che non è una creatura secca, o fredda, oppure rigida. L'applicazione del diritto è anche fantasia, scelta dell'eccezione che deve confermare una regola troppo stretta, e poi umanità. A bracciate. Per ascoltare, prima di tutto. E poi selezionare. E capire se in una causa puoi veramente spenderci anche un riflesso della tua anima. In quel caso anche il diritto può diventare filosofia.

Come nel primo processo, quando non c’è niente da difendere. Lui era reo confesso, ma aveva fatto una promessa. Seria. Che non mantenere sarebbe stato un tradimento. Cioè un carico troppo odioso da portare, un'infamia. Allora, visto il carattere terribile della moglie, non aveva avuto scelta. Un colpo dietro l'altro. Fino all'estinzione di quella prigionia, e poi la quiete.
«Non c'era niente da difendere. Era più un problema di filosofia del diritto: qual è il senso della pena? A che scopo la comminiamo?».

Quell'uomo si salvò. Ebbe una pena mite perché i giudici capirono che il diritto non risolve tutto. È un'algebra dove conta anche una vita spesa in un certo modo. L'avere sopportato tanto.
Oggi coltiva mele, così come prima si occupava dell’orto per non sentire la moglie mortificarlo, umiliarlo dandogli del cretino ad ogni secondo di vita bruciata insieme.
Ha mandato anche una cassa di mele al proprio avvocato dicendogli che – quell'anno – erano buone. Questo libro termina così: Ceci n'est pas une pomme. Questa non è una mela. Infatti, il libro è molto di più. È molto più di un Carofiglio, per esempio, perché indaga consapevolmente cosa sia un avvocato. Solitudine, lavoro, stress, occhi rossi e notti passate a pensare cosa succederà l'indomani.
Perché domani c'è sempre una giustizia da ricercare. E di solito, non la si trova mai.

di Giorgio Viaro

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