Concerti Magazine Lunedì 21 maggio 2001

Musica globale per il G8

Il prossimo G8 a Genova fa parlare di sé già da tempo, non tanto per quelle otto persone che si chiuderanno in un salone a decidere le sorti del mondo, quanto soprattutto per le contro manifestazioni che, da Seattle in poi, sono le vere protagoniste dei vertici dei capi di Stato.

Il tema è sempre lo stesso, la globalizzazione, una parola che si trova solo nei dizionari più recenti ma che ormai riguarda tutti. La globalizzazione nasce con le nuove tecnologie dell’informazione che abbattono distanze e frontiere, abbracciando ogni aspetto della nostra vita, quella di tutti i giorni: globalizzazione vuol dire trattati commerciali mondiali e unioni europee ma anche, per esempio, organismi geneticamente modificati e quindi l’alimentazione, e poi il lavoro, le nuove professioni, fino agli usi e costumi più banali.

E quindi anche la musica, ovvio. Non si sa ancora esattamente chi farà da colonna sonora al "Contro-G8", anche perché la musica non è certo al centro delle discussioni e delle preoccupazioni dei grandi e di conseguenza anche di chi li osteggia. Ma la musica non è stata immune dai processi di globalizzazione.

Ma quando la musica è diventata globale? Beh, probabilmente dalla nascita della radio, e soprattutto dell’FM, della “modulazione di frequenza” (fine Anni Settanta), ma ciò che più comincia a somigliare ad un happening simile alle attuali adunate anti-globalizzazione sono i mega concerti. Il mega concerto per antonomasia è Woodstock, 1969, tre giorni di pace, amore e musica (e fango) che misero un piccolo villaggio americano di nome Bethel al centro del mondo. E poi il Live Aid del 1985 organizzato da Bob Geldof, uno show allestito contemporaneamente allo stadio Wembley di Londra e a Philadelphia che grazie al fuso orario durò quasi venti ore, il cui ricavato era destinato all’Etiopia. I mega concerti sono però passati di moda, forse perché Woodstock è stato, in realtà, la celebrazione del connubio tra business e contro-cultura (per informazioni chiedere alla società che ha i diritti sui cimeli di quell’evento), forse perché in Etiopia si muore ancora di fame. Forse perché oggi la musica, o almeno gran parte di essa, viaggia dai primi Anni Ottanta sugli schermi di MTV, che a colpi di immagini raggiunge ogni angolo del mondo come le bottiglie di Coca Cola, e così come ogni bottiglia di Coke ha un sapore diverso per ogni Stato, così ogni Stato ha i suoi VJ’s locali.

Quando poi internet è entrato nel nostro DNA la musica è finita anch’essa subito sulla rete e Napster ha sconvolto il music business quasi come la radio ai suoi tempi. Durante il G8 potremmo invitare un computer, oppure scegliere tra gli attuali protagonisti della scena musicale mondiale, individuando il più “globale”, colui che si adatta meglio al contesto, alla città, alle contro-manifestazioni e al messaggio anti globalizzazione.

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Nicola Calabria

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