Weekend Magazine Lunedì 30 agosto 2010

Dove sono i porcini? Andare per funghi in Liguria

© Facebook/A funghi in Liguria

Scopri dove portare i tuoi funghi a far controllare gratuitamente dagli esperti micologi: leggi qui orari e sedi di tutta la Liguria.

Magazine - Pioggia e caldo sono il mix naturale che dà il via alla crescita dei funghi: porcini, ovoli, mazze di tamburo, colombine, galletti e chi più ne ha più ne metta. In questi giorni crescono proprio 'come funghi', dopo i temporali delle settimane scorse. Quindi per gli amanti dei succulenti frutti della terra, in particolare per chi è alle prime armi, questo è il momento giusto per lanciarsi nella ricerca.

Rompiamo il silenzio che spesso aleggia intorno ai discorsi da fungaioli: ecco qualche suggerimento per andare sul sicuro e riuscire riempire nel cestino. A partire da Genova: sono note le proprietà prolifiche dei castagneti dell'alta val Bisagno, da Sant'Eusebio e Bavari a Bargagli e Traso, fino ad arrivare nei pressi della Scoffera. Poco distanti la val Trebbia, la zona del Brugneto e di Torriglia, Fontanigorda e Montoggio, papabili anch'esse. Tornando a ridosso del capoluogo, in val Polcevera qualche sorpresa arriva inoltrandosi nei boschi di Torrazza e Sant'Olcese, ma bisogna saper cercare bene.

A levante invece le faggete di Santo Stefano d'Aveto, di solito, danno grandi soddisfazioni anche ai cercatori in erba, aggiungendo al piacere della raccolta la bellezza dei paesaggi incontaminati. In val Fontanabuona si può far tappa a Moconesi e Gattorna. Ancora più a est c'è la val di Vara con tutte le sue diremazioni: Varese Ligure è caldamente consigliata da tutti gli intenditori di boleti. Menzione speciale per la frazione di Buto, che fa del fungo una delle sue attrazioni principali, fornendo via web (www.buto.it) la situazione aggiornata su meteo, la crescita dei funghi e la presenza delle guardie forestali. Lì vicino, al confine tra provincia genovese e spezzina, ci sono Carro, altro hot spot degno di nota, e sull'altro versante della valle l'altrettanto stimata Sesta Godano.

A ponente il genovese si può divertire a risalire il torrente Leira, alle spalle di Voltri e setacciare la zona tra Mele e Acquasanta. Oppure spingersi al di là del Turchino, magari passando per le Giutte, altra buona zona, e concentrare le ricerche su Masone, Campoligure e Rossiglione. Sassello è uno dei nomi ricorrenti tra le località del savonese. Meno frequentati l'Alpicella di Varazze e l'Eremo del deserto. Grandi scorpacciate a Mioglia e Pontinvrea. Più a nord vale la pena raggiungere i boschi di faggio e di castagno della val Bormida, al confine col basso Piemonte: qui la cui perla è senza dubbio Bardineto, dove ogni anno - la seconda o terza domenica di settembre - si svolge la Festa nazionale del fungo d'oro (quest'anno dal 18 al 20 settembre 2010), tanto per dare un'idea. Nell'imperiese pure non mancano le valli più favorite dal clima: una è la valle Arroscia, con Aquila d'Arroscia tra le mete privilegiate, fino a risalire al colle di Nava; più a ovest la stretta valle Argentina, con Triora.

Prima di lasciarvi partire alla ricerca dei vostri funghi, vi ricordiamo che - secondo la legge regionale. n.27 del 2007 - ogni persona non può raccogliere più di 3 kg giornalieri di porcini, 1 kg al giorno di ovoli (Amanita caesarea) e 3 kg al giorno di altre specie, esclusi i chiodini, non soggetti a limiti. In alcune zone è necessario procurarsi il tesserino di autorizzazione per la raccolta. Per cui, prima di far man bassa, è sempre bene informarsi ad esempio contattando i Consorzi locali, i Comuni, le Comunità montane. Questi ultimi tra l'altro possono decidere di limitare il periodo di raccolta. Mai come in questo campo la prudenza è d'obbligo: se non siete sicuri di quello che avete raccolto potete far controllare il vostro raccolto presso uno dei vari Ispettorati Micologici delle Asl. I pericoli non sono da sottovalutare: è facile ad esempio scambiare l'ottima Amanita caesarea con la velenosa A. muscaria, allo stato di ovolo; oppure i galletti a un occhio inesperto non appaiono troppo diversi dai letali Cortinarius orellanus e C. speciosissimus. Ogni anno in Italia ci sono 40 mila intossicati, quindi meglio non rischiare.

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