Magazine Martedì 24 agosto 2010

Tenera è la notte: me lo porto in vacanza

Magazine - Anche chi si è tuffato nella letteratura, fin dall’infanzia, non può aver letto tutti i classici. La lettura fa parte del mio lavoro, spesso devo intervistare scrittori, presentarli in pubblico o recensire i loro libri, chiaramente sono tutti contemporanei e non sempre vale la pena leggerli, ahimè. Quindi, quando posso, mi rifugio in un classico, ma anche lì non è scontato entrare in sintonia con l’autore, la sua scrittura e il suo modo di vedere le cose. Non tutti gli scrittori sono per tutti.

Un mese fa ho cominciato a leggere Tenera è la notte di Francis Scott Fitzgerald. Non fa bella figura dichiarare in pubblico – almeno per chi fa il mio mestiere – di non aver letto un romanzo come questo. Allora mi correggo. Un mese fa ho cominciato a rileggere – così dicon tutti - Tenera è la notte di Francis Scott Fitzgerald. La prima parte del romanzo, benché contenga delle parti illuminanti e dei lampi introspettivi di notevole intensità, scorre via lenta, piena di intoppi, non è di agevole lettura. Nel frattempo ho letto altri due libri per lavoro, di due scrittori contemporanei, appunto, ma non perdevo di vista Tenera è la notte, come mi è successo per Guerra e pace l’anno scorso: l’ho letto tutto a mozzichi e bocconi fino a che non sono andata in vacanza.

Le mie strategie per la scelta dei libri da leggere sono contorte, ma ormai consolidate da anni. Ad esempio, quando viaggio cerco di portarmi in valigia romanzi o saggi che mi aiutino ad entrare in contatto con la cultura e il modo di vivere della gente del posto. Sono spesso in giro per lavoro o per diletto, quindi è difficile che riesca a leggere un romanzo ambientato in ogni posto dove approdo, perché, come ho già detto, devo leggere una montagna di libri per lavoro, perché come ho già detto, ho da finire i classici già iniziati. E contro ogni consiglio di Pennac, se inizio un classico mi costringo ad arrivare fino in fondo, perché se è stato rappresentativo di un’epoca, qualcosa da dire e da dare lo avrà di sicuro.

Ebbene, seguendo questa logica la settimana scorsa sono partita per le Alpi Bernesi, e mi sono portata Tenera è la notte (classico già iniziato) e due romanzi di Max Frisch (autore svizzero), che avevo in casa e che non ho mai letto. Benché ormai vada lì da cinque anni, non mi era mai venuto in mente di portarmi un romanzo di un autore del posto. Non sentivo necessario approfondire la cultura di quei luoghi, lì ci vado per fare trekking, e gongolarmi di fronte alla maestosità delle montagne. La Svizzera è una nazione che, a prima vista, non sembra abbia da dire molto. Invece mi sbagliavo, ma questo lo racconto un’altra volta.
Appena arrivata, ho concluso la prima parte di Tenera è la notte e ho iniziato a leggere un po’ svogliatamente la seconda. Con mio enorme stupore, non era ambientata a Parigi o in Costa Azzurra come la prima, ma proprio in Svizzera, nelle sue città e sulle sue montagne. Inoltre, la trama stava diventando più avvincente, con un lungo flash back che ricostruiva la relazione della coppia protagonista. E mi ci sono tuffata.
Mai diffidare dei classici.

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