Concerti Magazine Mercoledì 16 maggio 2001

Nuovo disco di Max Manfredi

Magazine - “Nelle canzoni c’è una parte poetica e una parte musicale. La parte musicale riguarda il testo, quella poetica la musica”.

Sta per uscire il terzo album di Max Manfredi: l’intagliatore di santi. Non posso mostrarvi la copertina, perché non c’è ancora: ho ascoltato il master prima della stampa.

Un lavoro atteso, dagli appassionati di musica d’autore e dai numerosi fan del nostro amato chansonnier. Il disco si distingue dai precedenti, più che per lo stile (che sin da le parole del gatto, il primo, era già molto definito) per la realizzazione.

Dopo Max, il secondo album, l’intagliatore di santi sembra un ritorno alle origini per la virtuosa “leggerezza” degli arrangiamenti e la libertà musicale. Sparite le sezioni ritmiche imponenti (a volte ingombranti) del disco di qualche anno fa: le sonorità tornano asciutte, rigorosamente acustiche.

Necessità e virtù: si tratta di un disco low budget, registrato in tempo record a Genova (studio G, che per la qualità sta diventando un punto di riferimento) con musicisti quasi tutti nostrani (Fabrizio Giudice, Federico Bagnasco, Giangi Sainato, Marco Fadda, Paolo Traverso, Carlo Aonzo e tanti altri), che mette a nudo tutto il talento dell’urgenza, e se qui e là nasconde qualche lieve imprecisione all’ascoltatore pignolo, ne guadagna in spontaneità ad ogni traccia.

Chitarre soprattutto. Una scelta onesta: gli strumenti a corda sembrano fatti apposta per un trovatore come Manfredi. Che dire delle canzoni? Da anni, Max ha abituato i possessori di cuore e cervello (ed orecchie ad esso collegate) a canzoni geniali nei testi e nelle melodie, difficili e seducenti, uniche.

Gli ho chiesto di trovarmi il fil rouge che lega tutte le canzoni di questo disco.
“Sono tutte canzoni di amore artigianale, amore non professionista . E poi c’è Genova, come set, come punto di fuga per la prospettiva, anche lei è una città artigianale, che si barcamena tra la globalizzazione da una parte e le osterie dall'altra.”

Credo che Max, per valore artistico, sia l'unico cantautore sulla piazza degno di raccogliere l'eredità di De André. Il passaggio del testimone, se uno volesse andarlo a cercare, è una canzone di Max cantata da Fabrizio: "la fiera della maddalena".
Se ne era accorto anche Faber.
Nel caso a voi fosse sfuggito, troverete il suo disco nei negozi. Non perdetelo!

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