Magazine Venerdì 25 giugno 2010

«In amore ho paura del rifiuto»

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Magazine - Buongiorno dottore,
S
ono una ragazza di ventiquattro anni e attualmente non sono fidanzata. Incontro da un paio di mesi un ragazzo. Ho scoperto che lavora vicino casa mia ed è molto carino, diciamo che mi piace e vorrei conoscerlo. Grazie anche all'aiuto di mia sorella, con la scusa che quando ci incontriamo sono a portare il mio cane fuori, abbiamo incominciato a salutarci, ci siamo presentati ma niente, quando lo incontro (da sola) non riesco a dire neanche una parola.
Ogni volta mi ripropongo di invitarlo per un caffè, ma niente, rimango lì ammutolita e non riesco neanche a chiedergli come va.
Io non so se gli interesso o no, forse qualche possibilità la avrei, ma non riesco a farmi avanti e questo mio atteggiamento probabilmente inibisce anche lui. Ho la paura folle di essere rifiutata e questo timore mi paralizza. So che è un qualcosa di irrazionale, ho il 50% di possibilità, al massimo posso ottenere un rifiuto, ma questa possibiltà mi devasta.
Le scrivo perché questo problema per me è limitante. Già di mio sono una persona abbastanza chiusa, solo ultimanente sono più disponibile e aperta verso gli altri. Ho avuto già questo tipo di problema - ansia nell'affrontare le situazioni - e, nonostante le varie problematiche che ho avuto, posso ritenermi soddisfatta di me. Ma su questo punto - i ragazzi - mi sento indietro anche rispetto alle amiche della mia età: ho paura di non riuscire più a risolvere questa situazione e rimanere ferma lì.
Mi sono data tempo, sono rimasta sola, dopo la mia prima e ultima storia, per un anno e mezzo ma ho paura che, se lascio passare troppo tempo, non riuscirò più a rimettermi in gioco. E intanto sento che il tempo passa. Secondo lei cosa devo fare? Buttarmi? Ho paura di non avere la rete di protezione.
La ringrazio per la sua disponibilità,
S.


Buongiorno S,
sicuramente ci sono molte chiavi di lettura del suo attuale disagio e molto probabilmente nella storia dei suoi ventiquattro anni ci potrebbero essere gli indizi dei motivi che l'hanno portata ad essere ciò che lei è oggi. Ma come credo di aver gia detto altre volte, la storia non è il destino e quindi, più che spiegare come mai si ritrova in questa situazione, mi farebbe piacere aiutarla a superare queste sue paure e farla evolvere verso una sua maggiore serenità.
Intanto cerchiamo di capirci. Lei a un certo punto parla di probabilita al cinquanta per cento, ma credo che non tenga conto di due aspetti: il primo è che non stiamo parlando di una risposta secca ad un quiz, ma di una relazione tra persone dove si intrecciano molti scambi comunicativi che spesso sono difficili da definire (giusti o sbagliati?); il secondo aspetto è che se non so fare una cosa le mie probabilita di sbagliare, nei primi tentativi, sono altissime (altro che cinquanta per cento). E allora? Allora né buttarsi, né aspettare.

Piuttosto bisogna incominciare a cercare di provarci e riprovarci mettendo in conto che risbaglieremo un bel po' di volte prima di capire davvero come si fa. Perché, sia chiaro, lei ce la può fare. Per la cronaca questo si chiama imparare e funziona sempre così per tutti e per tutto. A proposito, imparare a fare cosa? Lei ha paura come se fosse di fronte ad un qualcosa di immensamente importante. Come se la sua vita stessa dipendesse da questo rifiuto. Mi faccia capire: lei ha paura che se un lui qualsiasi la rifiutasse, allora lei ne morirebbe? Il motivo di una risposta negativa non potrebbe derivare dal fatto che magari lui è gay, o sta prendendo i voti, oppure è sposato o perché, a sua volta, è imbranato? No, vero? Immagino che lei non abbia neanche mai pensato a tutte queste possibilità.

E questo potrebbe voler dire che lei non vive e non reagisce alla situazione presente, ma le scatta una paura che riguarda (forse) il passato o le sue fantasie o qualcosa d'altro. Allora bisogna trovare un modo per superarla tornando all'oggi.
Come? Beh, ha già incominciato nel momento in cui ha pensato di poterci riuscire.
Il prossimo passo è quello di individuare delle piccole cose in cui fare esperienza. (Buttarsi? Mai. Mica vogliamo farci male). Io le volevo proporre di incominciare a parlare (di cose assolutamente banali) con tutti i ragazzi che incontra. È importante che siano situazioni piccole e banali, perché è sicuro che, all'inizio lei si troverà di fronte a incomprensioni o delusioni o rifiuti. E così scoprirà che tutto questo (fare cose sbagliate) non le farà niente, che è normale, e che lei potrà ritentare e ritentare ancora. (Il problema se mai è il contrario e cioè scoprire che con questo sistema sciocco lei riscuote più -mini- successi del previsto).

Se poi vuole una spiegazione più teorica il problema è che, dentro di lei, confonde le cose grandi con le cose piccole, o meglio, reagisce alle cose piccole (i banalissimi quotidiani rifiuti) come se fossero dei rifiuti che potrebbero mettere in pericolo la sua sopravvivenza. Sono retaggi di antiche paure infantili che adesso scattano senza avere un vera utilità. Ma creando un bel po' di problemi.
Nella sua lettera c'erano anche molte altre cose, ma già così la mia risposta è piuttosto lunga, anche se anch'io avrei molte altre cose da dire. Magari la prossima volta.

Saluti,
Ventura

di Martina Guenzi

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