Magazine Mercoledì 23 giugno 2010

Sex and the city e la filosofia

Da poco è uscito l'ultimo libro di Carola Barbero dal titolo Sex and the city e la filosofia (il Melangolo, 145 pagg., 12 Eu). Di seguito vi proponiamo il capitolo introduttivo.

Magazine - Introduzione

Da dove partiamo?
Suggerirei: dalla sigla. Sulle frizzanti note di Douglas J. Cuomo, vediamo Sarah Jessica Parker – ma presto scopriremo che nella fiction si chiama Carrie Bradshaw ed è una giornalista – che, con un sorrisetto furbo e gli occhi curiosi, passeggia per New York.
Carrie si guarda intorno, guarda all'insù: il cielo è sempre più blu, gli edifici sono quelli da cartolina e le strade sono piene di macchine e taxi gialli. E fin qui, tutto bene. Poi, d'un tratto, la ruota di un autobus entra in una pozzanghera e schizza la povera fanciulla che resta a bocca aperta. Stacco: sulla fiancata dell’autobus incriminato una sua immagine accompagnata dalla scritta Carrie Bradshaw knows good sex pubblicizza gli articoli che Carrie scrive settimanalmente sul New York Star, appunto nella rubrica Sex and the City.
“Ooooh!”: stupore, meraviglia, sorpresa.

Carrie è stupita dallo schizzo del bus. Noi dal tutù che indossa (prima la potevamo vedere solo a mezzobusto e, per quanto fantasiosi, non arrivavamo a immaginare tanto) e dal vederla comparire sulla fiancata dell'autobus.
Ecco il primo elemento, quello più importante per qualsivoglia approccio filosofico: la meraviglia (vi prego, non mi dite che avevate pensato si trattasse del tutù!).
Nonostante il proverbio per il quale “la meraviglia dell'ignoranza è figlia”, i filosofi ritengono che essa sia un requisito indispensabile per avviare una qualunque ricerca: se non ci si meraviglia, non si è portati a cominciare un bel niente, si sta tranquilli a girarsi i pollici credendo di sapere tutto. Questo era uno dei pochi punti sul quale già Platone e Aristotele (rispettivamente maestro e allievo nella Grecia antica) erano d’accordo: la meraviglia è all’inizio di ogni indagine filosofica.
Ascoltiamoli.

Platone: «È veramente propria del filosofo questa situazione, il provar meraviglia, né altra che questa è l’origine della filosofia».
Aristotele: «Gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia».
La meraviglia di cui parlano Platone e Aristotele è un atteggiamento nei confronti di ciò che ci circonda, un modo di essere che consiste nel chiedere ragione delle cose che ci capitano o che vediamo.
Siamo stupiti dalle cose che non capiamo. Siamo sbigottiti dal verificarsi di eventi che non avevamo previsto. Siamo sorpresi da quanto ci coglie impreparati. E ne cerchiamo la spiegazione, la causa, quando non addirittura l’origine. Quindi si meraviglia non solo chi è colto di sorpresa, ma anche chi, non soddisfatto dal semplice assistere a quello che succede, si chiede il perché delle cose e si mette alla ricerca di una risposta.
Così comincia la filosofia.
Così comincia anche Sex and the City.
Scusate se è poco.
E siamo solo all’inizio: come vedremo meglio nelle prossime pagine, Sex and the City, al di là della meraviglia iniziale, offre innumerevoli spunti per la riflessione filosofica che vanno dai problemi legati alla verità in amore ai giochi di coppia, dalle domande e dalle risposte che scandiscono i dialoghi di Carrie & C. alle questioni legate all’apparenza, passando – ovviamente, come avremmo potuto rinunciarci? – per un’analisi sull’autoerotismo in generale e sugli oggetti erotici in particolare.
Si tratta di temi tra loro molto differenti, talvolta un po' scandalosi (ma sempre anche un pizzico piccanti) e indubbiamente molto attuali (imitando Flaubert potremmo infatti dire a gran voce e all’unisono: Carrie & C. c’est moi!) riguardo ai quali la filosofia ha dei punti da sollevare e dei suggerimenti da dare.

Ma come è possibile – si potrebbe obiettare con fare severo – che proprio la filosofia, che dalla notte dei tempi si è occupata degli argomenti più nobili e astratti, abbia qualcosa da dire su sesso, amore e fantasia spingendosi addirittura fino a considerare gli oggetti erotici?
A una simile obiezione rispondo che non è solo possibile, ma è persino bello e divertente che la filosofia utilizzi i propri strumenti e applichi le proprie teorie per prendere in esame temi e problemi così diversi da quelli ai quali è abituata, per vedere non solo l’effetto che fa, ma anche che cosa ne viene fuori. Perché la filosofia, come aveva ben capito Bertrand Russell (filosofo e matematico del XX secolo) non è importante solo per pochi individui colti, ma è fondamentale per tutti e può prendere in considerazione gli ambiti più diversi del reale.
Magari poi alla fine non riusciremo a delineare l’identikit dell’uomo perfetto (quel Mr. Right che Carrie e le sue amiche cercano dall’inizio alla fine) e saremo costretti a tornare alla dura realtà. Ma almeno tra una pagina e l’altra ci sarà scappato qualche sorriso, avremo imparato a ragionare meglio e saremo venuti in possesso di informazioni e curiosità che prima ci mancavano.
Tutto questo grazie a Sex and the City e grazie alla filosofia.

C’è da scommetterci allora che non solo il ritorno alla realtà sarà meno duro del previsto, ma anche che avremo un bel po’ di grinta in più nell’affrontare le varie ed eventuali della vita.
Per esempio: avremo imparato a distinguere i buoni dai cattivi ragionamenti e i sogni dalla vita di tutti i giorni, e avremo anche acquisito una rinnovata consapevolezza del potere dell’apparenza e del valore dell’amicizia. E se raggiungeremo questo risultato accompagnando le nostre amiche da un locale all’altro di Manhattan, dopo molti uomini e molti cocktail, ancora meglio, no?
Tacchi in spalla, si parte.

di Martina Guenzi

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