Magazine Martedì 15 maggio 2001

Byron, la rivoluzione passa per Genova

Genova, per Lord George Gordon Byron, è una parentesi di pace e meditazione tra un evento luttuoso e il presagio di un futuro tragico.

Una parentesi di nemmeno un anno, che intercorre tra il funerale dell’amico Percy Bysshe Shelley sulla spiaggia di Viareggio e la partenza per la Grecia, dove troverà la morte per febbre a Missolungi il 19 aprile 1824.

Byron cerca a Genova un luogo appartato, lontano dalla mondanità, dove potersi ritirare in solitudine e riflettere sulle nuove istanze rivoluzionarie che agitano l’Italia e il resto d’Europa. Si affida a Mary Shelley, che sceglie Villa Saluzzo, ad Albaro. Il poeta ci va ad abitare con la sua compagna, Teresa Guiccioli, il padre, il fratello di lei (che lo ha avviato ai segreti della carboneria) e il domestico Fletcher. Mary, assieme agli Hunt, si trasferisce da San Terenzo a Villa Negretto, sempre ad Albaro, e qui starà all’incirca un anno, in attesa di tornare in Inghilterra.

Byron arriva da Pisa a fine settembre. Nella mostra Viaggio in Italia è visibile il permesso di soggiorno in città, rilasciato dalla direzione di polizia del Ducato di Genova. È datato 7 ottobre 1822, e ha validità un anno.

Ma Byron è inquieto. Ha partecipato ai moti del ’20 e ’21, sovvenzionando la carboneria dello Stato Pontificio, nel ravennate, coinvolto da Pietro Gamba. L’impegno politico è ormai un’istanza di primaria importanza, all’inseguimento di un utopico mondo di ideali libertà.

Ad aprile riceve Blanquiere, uno scrittore membro del comitato per l’indipendenza greca. Si appassiona alla causa ellenica, accetta di diventare membro del comitato e decide di partire al più presto.

Teresa è disposta a seguirlo nella sua avventura, che egli vagheggia lo porterà a diventare “il capo per genio e verità” del paese liberato. Ma Byron non vuole coinvolgerla ed esporla ad alcun rischio. Spiega che “se l’abbandonassi per un’altra donna, avrebbe ragione di lamentarsi, ma quando un uomo vuole andarsene per una buona causa [...] l’egoismo è spinto un po’ troppo oltre”.

Il poeta è ormai calato nella nuova parte di rivoluzionario, ed è pronto a lasciare Genova. Il 21 giugno scrive a Edward John Trelawny invitandolo a imbarcarsi con lui e spiegando che ormai tutto è pronto: serve solo un medico che sia disposto a seguirlo (la lettera è in mostra).

Nella notte tra il 16 e il 17 luglio Byron sbarca a bordo dell’Hercules alla vota di Livorno, da dove, il 24 sarebbe andato incontro al suo destino eroico e tragico in Grecia.
di Donald Datti

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