Magazine Martedì 15 giugno 2010

Mary Terror: torna in libreria il romanzo di McCammon

Magazine - Mary Terror susciterà paura e ansia. Metterà alla prova la resistenza del lettore [.] ma soprattutto lo farà riflettere su ciò che è stato e ciò che è oggi. Perché Mary Terror è prima di tutto un romanzo politico dai tratti impietosi che non risparmia nessuno dei suoi personaggi. È il ritratto dell'America post-contestazione, di ciò che è rimasto una volta conclusisi gli anni in cui si lottava per una rivoluzione che cambiasse il pianeta, dal singolo essere umano alla più tecnologizzata delle società occidentali. È un romanzo sugli effetti dell'estremismo come unica risposta ritenuta possibile.
[dalla Prefazione di Antonella Beccaria a Mary Terror]

Mai sintesi fu più appropriata.
Mary Terror - che torna in libreria edito da Gargoyle (416 pp, 16 Eu) dopo il lungo letargo a cui era stata destinata dalle Edizioni Interno Giallo e i cui testi sono diventati veri e propri oggetti per collezionisti - è un romanzo horror diverso che, pur rimanendo lontano dall'alone soprannaturale delle icone classiche, riesce a indurre nel lettore uno stato di angoscia che non lo molla fino alle ultime pagine, come fosse uno spaventoso coinquilino deciso a non andarsene.
McCammon – che con questo romanzo si è aggiudicato lo Stocker Award nel 1991 – con una prosa capace precipita il lettore in un orrore strettamente legato alla società che lo circonda, un universo capace di nascondere un personaggio di una crudeltà quasi unica dietro al sorriso conciliante di una cameriera di fast food ed una spilla smile – stessa icona trasfigurata negli Watchmen di Alan Moore – risultando essere per lucida follia e diabolica ossessione parente stretta dell'infermiera del Misery di Stephen King.

Per capire che il libro non è di facile digestione bastano le prime pagine, uno dei prologhi più sconvolgenti che abbia mai letto.
McCammon è abile nel trasformare, riga dopo riga, una situazione di assoluta normalità, quella di una madre svegliata dai pianti di un bambino in piena notte, in un abisso di terrore unico, nel quale verso Mary – la protagonista – non è ammessa comprensione se non una pena soltanto sussurrata. L’autore non prevede nessuna empatia con la cattiva - cosa concessa persino al Lecter di Harris, simpatico in fin dei conti – che quasi si ingigantisce acquisendo quel carattere di eternità e invincibilità caratteristico delle creature lovercraftiane.

Mary è il fantasma di un passato di sangue che l'America ha nascosto sotto tappeti fatti di famiglie da spot, uomini in giacca e cravatta e bretelle, mariti devoti finché non vanno dall’amante, status simbol, macchine con la stella a tre punte e mogli innamorate, che pensano con nostalgia ai sogni di un tempo mentre accarezzano un pancione pronto a diventare un figlio.

Mary Terror è una psicopatica drogata, ex terrorista, pluriomicida, è capace di uccidere un uomo - o un bambino - senza mostrare la minima incertezza nella ferrea convinzione che la sua sia una guerra contro lo stato stupratore di coscienze.
Le sue ossessioni, i fantasmi di un passato fatto di guerra metropolitana e tanta violenza con cui tornerà violentemente a fare i conti, non possono non investire il lettore che entra nel conflitto e si scopre - fedele alle regole del lettore di Pennac - a sbirciare cosa avviene qualche pagina più avanti alla ricerca di un sollievo, di una luce in fondo ad un abisso, che comunque resta difficile da trovare.

Il libro, in cui la controparte di Mary, Laura – donna tradita, madre – vanta una caratterizzazione altrettanto forte, diventa il confronto tra due nostalgie, due mondi contrapposti, due americhe simili eppure lontane. Così come Mary negli anni settanta scelse la strada del sangue, Laura preferì quella della contestazione civile, due anime quasi affini, partorite da un America sospesa tra guerra, la disperata ricerca di diritti civili e pacifismo, decisamente difficile da interpretare.

Il romanzo diventa l’occasione di un’analisi feroce di quel periodo sfruttando il filone “On the road” nel quale il paesaggio americano cost to cost non è utilizzato da McCammon solo come abisso della memoria ma anche come percorso di fortificazione, di discesa agli inferi per una madre – Laura – che si trova sola contro il mondo, costretta a combattere non per un ideale, ma alla ricerca disperata della salvezza del proprio figlio David, un vero e proprio Sulla Strada verso l’Inferno.

Una prosa incendiaria, una caratterizzazione efficace di personaggi e ambienti, il continuo ricorso ad un horror visionario e psichedelico, in cui non manca il Cammeo di Jim Morrison: thriller psicologico, dramma civile, brutale amarcord e grottesco omaggio delle on the road-novel, tante le anime di un romanzo completo. Un’opera importante per gli amanti di genere ma non solo, un romanzo da leggere tenendo la luce accesa anche dopo averlo riposto sul comodino.

di Martina Guenzi

Potrebbe interessarti anche: , Il Natale del commissario Maugeri, l'ultimo libro di Fulvio Capezzuoli. La recensione , Bonelli: Dylan Dog e Martin Mystere nell'Abisso del male , A mali estremi: nuovo caso per la colf e l'ispettore di Valeria Corciolani , Peccato mortale di Carlo Lucarelli: un altro intrigo da risolvere per il commissario De Luca , Le Quattro donne di Istanbul: un romanzo suggestivo e commovente di Aişe Kulin

Oggi al cinema

Nostra Signora dei Turchi Di Carmelo Bene Drammatico Italia, 1968 Al protagonista, un intellettuale così febbricitante da sembrare patologicamente irrecuperabile, riaffiora un confuso ricordo di una strage compiuta dai turchi a Otranto. Immedesimandosi in una delle vittime, nell'inconscio proposito di sviscerare... Guarda la scheda del film