Magazine Venerdì 4 giugno 2010

'Riviera': la Liguria di Giorgio Ficara

Magazine - Nella prima metà del Novecento, la Riviera Ligure di Levante è stata la culla di un vivace movimento intellettuale: scrittori come Ezra Pound e William Butler Yeats vissero a lungo a Rapallo, altri come Ernest Hemingway vi soggiornarono per brevi periodi. Negli anni successivi ci fu poi un esodo di Hollywood nel Tigullio, che d'estate era popolato dai principali protagonisti del cinema americano.

Di questo e altro parla Riviera. La via lungo l'acqua (Einaudi, 2010, 192 pp, 18,50 Eu), il nuovo libro di Giorgio Ficara, un viaggio nel tempo attraverso ricordi e aneddoti storici sullo sfondo della Liguria. «Ho vissuto molto in Liguria e credo di avere assorbito un po' della mentalità dei liguri», spiega il critico letterario torinese, «la considero una mentalità quasi esemplare, perché fonda la propria identità non sull'appartenenza ma sulla disappartenenza». Ovvero: apertura e spontaneità. Alla faccia del luogo comune che vuole i liguri chiusi e riservati, un pregiudizio che, come racconta Ficara, risale addirittura a Dante: «nel trentaduesimo canto dell'Inferno fa un'invettiva contro i genovesi, li fulmina perché sono gente avara che considera la ricchezza al di sopra di tutti i valori».

In Riviera, Ficara vuole smontare questo preconcetto: «i liguri hanno girato il mondo e hanno una grande disponibilità verso chi viene da lontano. Non sono dei mistici però, e si presentano disponibili principalmente per puro spirito commerciale».

Il nuovo libro di Ficara è anche un catalogo di notizie e aneddoti. «Mia madre è nata a Rapallo e io da ragazzo ci ho vissuto molto. Mi capitava di scendere nel caruggio sotto casa e incontrare gente come Marcello Mastroianni e Joan Collins» racconta, riferendosi al periodo in cui i divi del cinema non si rifugiavano ancora in Sardegna ma in Liguria: «una volta ero in motoscafo con un'amica e incrociammo John Wayne». Insomma, «ero stretto in due mondi, da una parte gli usi ancestrali e le modalità espressive dei liguri, dall'alto la mondanità più esclusiva».

Dalla memoria personale a quella storica: un altro artista che amò molto la Liguria fu Claude Monet, che negli anni Ottanta dell'Ottocento si innamorò perdutamente della località ponentina. «Tentava di rappresentare la luce e i colori liguri, ma non ci riusciva» prosegue Ficara, «e scriveva disperato alla sorella che il blu del mare e del cielo liguri erano inarrivabili».

Non mancano poi i riferimenti ai poeti liguri: i più grandi, secondo Ficara, sono Montale, Sbarbaro e Caproni. Di quest'ultimo vengono ricordati i versi di Su cartolina, la poesia dell'addio alla Liguria in cui passa in rassegna tutti gli oggetti tradizionali liguri.
Di Fabrizio De Andrè nel libro non si parla: «lo adoro, ha scritto delle canzoni struggenti» rivela Ficara, citando «la dimensione fiabesca del mare in attesa» in 'A çimma e D'ä mê riva, ma lasciando intendere che la poesia, per lui, è un'altra cosa. «De Andrè era un uomo colto e intelligentissimo, e quando Fernanda Pivano lo definì il più grande poeta del Novecento lui rispose che si sbagliava».

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