Cinema Magazine Martedì 1 giugno 2010

Gentle Giant. I giganti del prog‑rock

Magazine - In effetti in Italia non c'è tantissimo. Negli anni Ottanta ricordo che l'Arcana aveva pubblicato alcune interessanti monografie su fondamentali gruppi progressive (Genesis, King Crimson) ma si trattava prevalentemente di raccolte di testi, intervallati da spot storico-biografici, senza che i pur validi curatori andassero in profondità sul dato sonoro.
Oggi, quel vento editoriale potrebbe cambiare, benché la pubblicistica italiana manchi ancora di lavori approfonditi su band di calibro (aggiungerei Yes, Van Der Graaf Generator ed Emerson Lake and Palmer), al di là dei contributi saggistici di Innocenzo Alfano antologizzati nei suoi volumi.

Un bel prototipo di stile potrebbe essere il recentissimo Gentle Giant. I giganti del prog-rock di Antonio Apuzzo, edito da Stampa Alternativa. Perché un modello? Intanto perché, se si vuole affrontare il poliedrico mondo dei Gentle Giant, non si può fare finta che la musica sia secondaria. Complessità ritmico-armonica, architetture polifoniche, coloriture strumentali cangianti e, talvolta, imprevedibili: questi gli ingredienti fondamentali di un'opera discografica dipanatasi dal 1970 ai primi anni Ottanta. Alcuni album – come Acquiring the Taste, Three Friends e Octopus – restano preziose pietre miliari, dense di contaminazioni shakerate tra folk, retaggi rinascimentali, jazz e rock duro. Affascinanti perché inarrivabili in quanto a soluzioni creative.

Per raccontare questa storia, è necessario che, chi prende in mano la penna, sia in grado di muoversi nel labirinto e Apuzzo è la guida più adatta al viaggio. Musicista e didatta, Apuzzo proviene dal mondo del jazz con la passione comunicativa per la scoperta di quei segreti pentagrammati annidati tra i solchi vinilici dei Gentle Giant.
Ogni disco è analizzato con attenzione cronometrica, dovizia di particolari e curiosità, senza perdere di vista il contesto e le produzioni parallele degli altri complessi. Ne esce una tavola comparativa il cui punto di fuga prospettico ha la propria centralità nel lavoro dei Gentle Giant.
Allegato al libro, un CD di cover riscritte per sestetto cameristico (Ibrido Hot Six plays Aquiring the Taste), ottimo sussidio per mettere ancora più a nudo lo scheletro compositivo del “gigante buono”.

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