Magazine Venerdì 28 maggio 2010

Lester Russel Brown presenta il suo nuovo libro sull'inquinamento globale

Magazine - È uscito il nuovo libro di Lester Russel Brown, padre dell'ambientalismo americano, economista e scrittore statunitense. Piano B 4.0 - Mobilitarsi per salvare la civiltà illustra il suo punto di vista sulla questione ambientale in rapporto all'economia. Secondo Lester Brown nessuno si domanda: «anche se ci sarà una grande crescita economica, ci sarà abbastanza acqua? E che andamento avranno i prezzi e la disponibilità di cibo?». Per chi valuta le crisi economiche non esistono le variabili climatiche, eppure sono un indicatore importante per comprendere il futuro della Natura e dell'umanità.

Nato nel 1934, Lester Brown è autore di oltre venti libri sui problemi ambientali globali che sono stati tradotti in oltre quaranta lingue. Piano B 4.0 - Mobilitarsi per salvare la civiltà può essere considerato come una versione aggiornata e corretta del suo famoso precedente Piano B 3.0, considerato uno dei migliori libri disponibili sull'argomento della sostenibilità.
Per il fondatore del Worldwatch Institute, nonché fondatore e presidente del Earth Policy Institute, la più grave minaccia agli equilibri geopolitici è «nel mix esplosivo tra competizione per le scarse risorse idriche e agricole, alti prezzi del cibo, aumento degli affamati, effetti del cambiamento del clima e pressione demografica. Ogni sera si siedono a tavola a cena 216.000 persone in più rispetto al giorno prima, ed è una crescita destinata ad accelerare. Il modello economico dominante non si preoccupa di risolvere la trappola demografica e alimentare».

Con ciò diventa fondamentale la domanda: «in quale modo verrà prodotta l’energia di cui abbiamo bisogno? Quali conseguenze avrà sul futuro del clima?».
L'elevato impatto dell'uomo sui sistemi naturali ha infatti accelerato esponenzialmente il processo di estinzione delle specie e rischia, se non si trova una soluzione immediata, di mettere in crisi la nostra sopravvivenza. Una strategia di pronto soccorso per la Terra, dove la possibilità che il mercato troverà il modo di neutralizzare gli inquinanti che stiamo disperdendo nell'atmosfera, nelle acque e nel suolo è fortemente in dubbio.

Gli ultimi disastri ecologici, come quello del petrolio disperso in mare nel Golfo del Messico, hanno messo tutti di fronte all'incapacità di gestire e prevedere quel tipo di tragedie. Siamo davvero disposti a liberarci dalla dipendenza del petrolio e dei combustibili fossili; ora che tutto si aggrava con l'affacciarsi sulla scena mondiale di attori come Cina e India, con la loro inesauribile fame di risorse e materie prime?
Per Lester Brown bisogna imboccare già da oggi una strada per ridurre su scala globale e locale sprechi e inefficienze con una strategia in cui non sono ammessi spettatori: ciascuno di noi ha un ruolo chiave da giocare.

Perpetuare il modello economico attuale, che sta distruggendo i propri ecosistemi di supporto e spianando la via a pericolosi cambiamenti climatici, non è più un'opzione percorribile.
I fatti recenti rischiano di spingere a un punto di rottura l'intero sistema dell'economia mondiale. La nostra sfida consiste nel costruirne uno nuovo, prevalentemente alimentato da fonti energetiche rinnovabili, dotato di un sistema di trasporti estremamente differenziato e che riusi e ricicli i propri scarti in maniera efficiente. Ed è indispensabile farlo a una velocità senza precedenti, perché perpetuare il modello economico attuale, che sta distruggendo i propri ecosistemi di supporto e spianando la via a pericolosi cambiamenti climatici, non è più un'opzione percorribile.

Infine per Lester Brown il nucleare non è una strada da percorrere poiché oltre che pericolosa è soprattutto antieconomica: «Sbaglia chi crede che il nucleare sia economico. Se s'include lo smaltimento delle scorie, la gestione e assicurazione del reattore in caso di incidenti e di smantellamento delle centrali, l'energia nucleare non è competitiva. E non è un caso che Wall Street da 30 anni non investa sul nucleare: sanno che non conviene. In Italia il nucleare è stato proposto per rispondere alla grande domanda di energia dell'industria, ma non si riflette sul fatto che il vostro Paese abbonda delle tre principali fonti rinnovabili: geotermico, eolico e solare. Com'è evidente, il problema non è tecnico ma politico: ci vuole una mobilitazione mondiale rapida e i potenti devono rendersi conto che c'è una convenienza economica nel riconvertire l'industria verso il sostenibile».

di Martina Guenzi

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