Concerti Magazine Martedì 25 maggio 2010

'Apres Midi Ormeggiando': il nuovo album di Tony Pagliuca

Magazine - Perdere le tracce delle Orme. Possibile, soprattutto dall'inizio del 2010. A gennaio si rompe il sodalizio tra Michi Dei Rossi e Aldo Tagliapietra, con il primo che continua ad utilizzare il nome originario della band (quante volte - dalle nostre parti - abbiamo già sentito questa storia), mentre il secondo gira piazze e teatri con l'Ad Gloriam Tour.

Il terzo fondatore storico, Tony Pagliuca, non ha più nulla a che spartire con i vecchi compagni dagli anni Novanta eppure, nel corso della sua produzione, si è sempre – più o meno – riferito a quell'esperienza. D'altra parte il sound delle Orme, nei 70's, si è coagulato intorno alla voce di Tagliapietra, il drumming esuberante di Dei Rossi e le tessiture tastieristiche di Pagliuca.
Abbandonati Hammond, Moog e Mellotron, Pagliuca riscrive e ripropone gli highlight dell'ensemble veneto con un cd per pianoforte solo dal titolo tanto emblematico, quanto suggestivo: Apres Midi, ormeggiando (Familyarti-Mousemen, 2010).

Si tratta di un lavoro di estrema godibilità, ben guidato dalla supervisione di Gian Piero Reverberi e che restituisce all'opus ormistico una luce più nitida, grazie all'azione chiaroscurale del pianoforte. Se, talvolta, l'impianto rock di tali canzoni mostrava il lato debole dei tratti compositivi; ora la scrittura pianistica lascia emergere quella genuina nota di semplicità pop, da sempre tratto distintivo (e positivo) delle Orme.
Da non sottovalutare alcune colorazioni timbriche, netto rimando al retaggio classico mai smentito da Pagliuca. Gioco di bimba viene ri-creata attraverso il cliché del tema con variazioni; l'inizio di Aliante ricorda certe inquietudini umorali ottocentesche – da grave ad acuto – rintracciabili nel Liszt della Dante Sonata; una vaga essenzialità impressionistica pervade Immagini.

E poi ancora: bassi al gusto di preludio (Verità nascoste), finali ipercinetici alla Nyman (Se io lavoro), spunti melodici che valgono l'improvvisazione controllata (Aspettando l'alba) e piaceri contrappuntistici (Cemento armato e Collage).
Meno convincente l'approccio staccato per La fabbricante d'angeli (che poi riprende quota appena parte il “canto”), Era inverno (l'attacco ad accordi pieni scompensa il buon sviluppo graduale del brano) e Sguardo verso il cielo. Più che una questione di gusto, di interpretazione.

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