Magazine Giovedì 20 maggio 2010

Gli 'Archivi di Dracula' di Raymond Rudorff

Tutto il materiale che ho raccolto supporta saldamente le teorie che erano state scambiate per folli esternazioni di uno studioso lunatico; e conferma in pieno il sospetto che Stoker, con il suo Dracula, intendesse denunciare al mondo l'esistenza del vampirismo, sebbene sia stato infine costretto a presentare il libro come un'opera di pura fantasia (dalla prefazione della voce narrante de Gli Archivi di Dracula).

Magazine - Cosa sappiamo del Conte Dracula, il vampiro più famoso della storia della letteratura?
Se ci affidiamo al romanzo epistolare di Bram Stoker - importante soprattutto per quello che ha dato alla letteratura, ma sicuramente non tra i miei horror preferiti – sappiamo che un bel giorno tra il XVIII e il XIX secolo il Conte Dracula ha invitato nel suo Castello dei Carpazi due avvocati - il secondo necessario, dato che il primo è uscito pazzo - perché lo seguissero nell'acquisto di alcuni immobili della Londra Vittoriana.
L'ascesa, la caduta, la fuga e la morte (presunta) sono raccontati dal libro di Stoker e ben trasposti da innumerevoli film, primo tra tutti quello di Francis Ford Coppola del 1992.

Quello che al lettore cinofilo più attento non sfugge è il mistero avvolto nel prequel. Il Dracula di Stoker non è una creatura partorita dalla terra all'improvviso o una creatura aliena: cosa faceva il Conte Dracula prima di partire per Londra? Come passava le sue giornate? Chi erano i suoi avi? Quale è la storia di sangue che si cela dietro il vampiro più citato e celebre dell'immaginario collettivo? Un grande mistero come quello delle origini di Dracula - solo parzialmente svelato da innumerevoli autori - probabilmente può essere contenuto solo da un altro mistero come quello che circonda la figura di uno scrittore Raymond Rudorff che pare abbia dedicato la sua vita alla ricerca di documenti che raccontassero la storia del vampiro prima del suo sbarco oltre manica.

Per scrivere gli Archivi di Dracula (GargoyleBooks. 252 pp, 13.50 Eu), Rudorff parte dal presupposto affascinante che il romanzo di Stocker non sia solo un romanzo immaginato, ma sia una denuncia, il mezzo per fare conoscere al mondo, un po' come ha fatto Saviano con Gomorra, come una forza oscura si stesse propagando come una peste nell'Europa del XIX secolo e come il suo attacco sia stato apparentemente respinto.
Gli archivi riprendono lo stile epistolare di Stocker elevando però il ritmo narrativo, che risulta più intenso, meno noioso dell'originale.

Attraverso le pagine di diari, missive e testimonianze autografe, gli Archivi raccontano di una stirpe di sangue le cui origini si perdono nel mito, e non lesinano parentele illustri come quella con la Contessa Elizabeth Bathory, una misteriosa dama vissuta tra 1500 e 1600: lei e quattro suoi collaboratori furono accusati di aver torturato e ucciso centinaia di giovani donne. Una vera icona per l'immaginario vampirico. Il legame di Elizabeth la sanguinaria con il Principe delle Tenebre sebbene dichiarato nella prefazione dell'autore stesso, viene svelato al lettore pagina dopo pagina attraverso l'apertura di una serie di scatole dentro le quali, in un gioco di rimandi, il romanzo di Stocker smette di essere causa per diventare conseguenza.

Al di là del fascino del romanzo, che resta un lavoro di divertente lettura, scorrevole, persino interessante, il suo valore è decisamente amplificato dal mistero che circonda il suo autore: incerte le date di nascita e morte (che si presume siano 1933-1992), sconosciuta la sua bibliografia completa, le sue fonti e le sue origini, difficile risalire persino ai suoi discendenti per tributare loro i diritti di un libro che sebbene pubblicato nel 1971 in Inghilterra è finito sugli scaffali italiani solo poche settimane fa.

Nel gioco di rimandi tra leggenda e storia che gli Archivi di Dracula contribuiscono a costruire, il romanzo stesso ne diventa parte lasciando alla fantasia del lettore la scelta: fiction, romanzo storico o, magari, autobiografia non ufficiale del padre di tutti i Vampiri?

di Martina Guenzi

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