Magazine Venerdì 14 maggio 2010

'I Primi della Classe' di Vincenzo Guerrazzi

Sabato 15 maggio 2010, al Salone del Libro di Torino (Stand D26, Padiglione 1), incontro con Vincenzo Guerrazzi in occasione della pubblicazione esclusivamente in formato eBook di I Primi della Classe (Simonelli Editore). È una raccolta di racconti immaginari, ironicamente impertinenti, con protagonisti dal vero ispirati a Gianni Agnelli, Giulio Andreotti, Giorgio Napolitano, Enrico Berlinguer, Bettino Craxi e tanti altri.

Pubblichiamo di seguito l'introduzione di Gianfranco Sansalone.

Magazine - Prendi Ignazio La Russa, attuale ministro della difesa, ex missino, ex finiano attualmente pidiellino fedelissimo di Berlusconi che si innamora perdutamente della sua avversaria politica Anna Finocchiaro, del Pd. E colto da un impeto di passione le scrive una lettera piena di sentimento: «Dolcissima Anna, malgrado le nostre divergenze politiche, io ti ho sempre amata in seggreto. L'amore è il principio regolatore di tutte le cose, è l'elemento equilibratore per eggellenza e per i politici questo elemento è indispensabile. Per questo io faggio parte del partito dell'amore e poco m'importasse di quello che la ggente penzerà di noi visto che tu appartieni al partito dell'odio».

Oppure prendi Emilio Fede, Minzolini, Bondi, Masi, o Bersani, D'Alema, Cicchitto o il monarca per eccellenza Sua Maestà Silvio Berlusconi, la Bindi, Vespa, Baricco, Moccia, Busi, Brizzi, De Carlo... per citare qualche nome dell'immenso circo mediatico che oggi – soprattutto grazie alla televisione - fa parte del nostro quotidiano social-politico-culturale. Mettilo nella penna intrisa di cianuro di uno scrittore come Vincenzo Guerrazzi e aspetta che intrecci il tutto divertendosi a far uscire storie inventate, con personaggi veri, in cui si mescolano improbabili lettere d'amore, surreali sedute spiritiche, arditi bollori di vecchi politici verso ragazzine, verosimili imbrogli di verosimili imbroglioni, pellegrinaggi a Lourdes in cerca della grazia per arrivare al potere (leggere, leggere leggere: quando, immergendosi proprio nel primo racconto, si capirà il senso di queste parole, si rimarrà a bocca aperta; non avrà facoltà divinatorie questo Guerrazzi?) e tante altre situazioni che spaziano dall'umorismo alla satira, dalla critica politica alla cattiveria pura, dalla fotografia di una società al contributo culturale per la conoscenza della classe dirigente di un popolo complesso eppure semplice (o semplice eppure complesso) come quello italiano.

Non mi sembra giusto dire nulla su quanto segue, se non proporre una considerazione: molti giovani forse sapranno poco o niente di alcune delle persone che vengono nominate in queste pagine. Sono state scritte negli anni '70/'80. Come forse fra trent'anni pochi sapranno chi siano stati La Russa, Minzolini, Bondi, Masi, Cicchitto e la maggior parte dei teatranti e delle comparse che oggi si agitano più o meno compostamente nelle arene dove spesso vengono osannati come Grandi Protagonisti.

Ma se uno scrittore come Guerrazzi li risucchiasse in una delle sue storie regalerebbe loro l'immortalità più di mille articoli di giornale o dei vacui servizi televisivi di cui siamo inondati. Eppure, all'epoca in cui sono stati scritti, questi racconti hanno procurato più nemici che amici all'autore. Perché? Basta leggerli per capirlo. E basta leggere per capire che un racconto, un'opera letteraria non ha bisogno di basarsi su un personaggio reale (infatti le storie sono tutte frutto di fantasia) per reggere: altrimenti la Divina Commedia sarebbe spazzatura da un pezzo.

Non si offenda nessuno, non faccio paragoni con opere sacre, ma io ad esempio, trovo geniale questa provocazione contenuta nella lettera che Guerrazzi fa scrivere a Dacia Maraini da un gelosissimo Alberto Moravia: «Pensiamo al privato cara Dacia, perché occupandoci del privato ci occuperemo di noi come uomini, quindi scopriremo gli altri e il politico. Non mi crederai se ti dico che nelle baracche del Camerun ho trovato un vecchio numero della rivista svedese Femina, dove c'era un articolo sulle mutandine dell'ex signora Kennedy, ex Jackie Onassis. Dirai: Cosa m'interessa delle mutandine della Jackie? Eppure ti dovrebbero interessare, in quanto anche tu sei una donna di successo. Ti spiego: la Jackie ha dato in beneficenza le sue mutandine al popolo africano tramite la rivista Femina, la quale le ha messe all'asta a partire da mezzo milione. Un semplice paio di mutandine ha tolto la fame a centinaia di bambini. Se tutte le donne di successo l'imitassero, a quest'ora la fame del terzo mondo e anche quella del quarto sarebbe debellata».

Inutile dire che Guerrazzi con le femministe non se l'è mai passata tanto bene. E nemmeno con la sinistra (e il Pci) che lo vedeva troppo estremista se non di destra; e neanche con la destra, che lo ha sempre considerato un pericoloso comunista. Nel suo curriculum ci sono ruggini da antitetanica con tantissimi scrittori, artisti, intellettuali, giornalisti e personaggi di primo piano tanto gonfi di sapere quanto privi di ironia.
Eppure ha scritto 15 libri che hanno avuto successo in Italia e all'estero, è conosciuto nelle maggiori università straniere, ha un posto nelle più grandi biblioteche internazionali, ha dato materiale per innumerevoli tesi di laurea.
Questi racconti sono solo una parte di una vasta produzione uscita nell'arco di un decennio su diversi giornali e riviste. È la prima volta che vengono riuniti, è la prima volta che un grande scrittore come Guerrazzi esce in formato elettronico. Due chicche senza età: destinate a durare perché la letteratura è indipendente dal chi, ma è legata al come. E perché l'eBook è appena all'inizio di una lunga strada.

di Gianfranco Sansalone

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