Magazine Mercoledì 12 maggio 2010

Porno ed eros nei libri di Una Chi

Magazine - Dietro lo pseudonimo di Una Chi si cela una germanista, una brava traduttrice di Grass, Handke, Fricht e titolare della cattedra di letteratura tedesca all'Università Statale di Milano, ovvero Bruna Bianchi. Ecco, lei ha preso Una da Bruna e Chi da Bianchi e sotto questo pseudonimo ha scritto le più belle pagine erotiche italiane. Per l'autrice, questo nome falso e buffo si potrebbe intendere Una qualunque e chissà Chi: una mancanza di identità di cui le donne soffrono.

Le donne sono più brave a raccontare l'erotismo: Almudena Grandes, Anaïs Nin, Erica Young, Alina Reyes, Dominique Aury, Emmanuelle Arsan, tutte brave scrittrici e tutte straniere. Ma Una Chi, per me, è la più grande scrittrice erotica, sarebbe meglio dire porno, non solo italiana.
Quando nel 1994 uscì il suo primo romanzo, sotto l'evidente nom de plume di Una Chi, tutti si domandarono chi potesse essere l'autore di quello scandaloso scritto dai termini crudi e insieme colti. Il titolo del libro, che riportava una citazione del Canzoniere di Petrarca, era È duro campo di battaglia il letto. Subito dopo uscirono in rapida successione: Il sesso degli angeli (1995), Ti vedo meglio al buio (1997) e L'ultimo desiderio (2000), tutti pubblicati da Guanda.

Le gesta erotiche che racconta nei suoi quattro libri sono una summa del piacere orgasmico: le posizioni, i comportamenti, i rapporti orgiastici, omosessuali ed eterosessuali, sadomaso e lesbici sono descritti in tutte le possibili varianti. Una Chi confessa che da sempre ha trovato nel sesso un mistero centrale della nostra esistenza: tutto ruota attorno al soddisfacimento di pulsioni innominabili, dove l'uomo può vivere l'erotismo autonomamente, perché è fondamentalmente bisessuale, mentre la donna ha bisogno, per esprimersi, di un rapporto con l'uomo accettando una dipendenza, se non il masochismo. Storie tutte all'insegna della disparità e della violenza.

L'eros per Una Chi non è una cosa qualunque, è per chi sa sottomettersi ad un gioco che è nella testa solo maschile; per godere bisogna essere passivi, dominanti, schiavi e padroni. Per Una Chi non esiste rapporto paritetico per il sesso, non c'è democrazia nella copula.
Senza schiavi, niente padroni. Per Bruna Bianchi la subordinazione sociale delle donne è a tutt'oggi uno scandalo planetario, e purtroppo di questa subordinazione le donne sono complici.

Se vuole godere, e magari perfino essere amata, la donna deve sottomettersi all'eros maschile, che è poi l'unico eros che esista. Solo dalla subordinazione può strappare un minimo di godimento: ti sembra giusto, ti sembra compatibile con la nostra democratica civiltà? A me no. A occhio e croce dovrebbe essere un problema anche per gli uomini, questa crassa disparità sessuale, ma si sa, essere padroni è più comodo che essere schiavi.

di Giorgio Boratto

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