Magazine Sabato 12 maggio 2001

Maurizio Maggiani l'anarchico voterà!

Magazine - Arriva con un quarto d’ora di ritardo. Non capitava mai ai vecchi tempi. È Maurizio Maggiani, star a modo suo. Da poco si è trasferito a Genova. Vive al Molo, vicino al porto, quelle calate protagoniste del suo ultimo romanzo, La Regina Disadorna.
Si lamenta subito che ha la pancia piena di pustole. Tutta colpa delle fragole, lo hanno detto anche al telegiornale che fanno male. Sorride, ride, fa battute. È sempre lui, l’istrione.

Adesso che finalmente sei arrivato in pole position e hai un appartamento affacciato sul porto di Genova, come ti ci trovi?
«Il Molo incarna la natura di Genova. Il semaforo di Via Gramsci è davvero un semaforo. Stabilisce un confine, una separazione. Lo oltrepassi e ti trovi in un altro mondo. Il Molo non ha niente a che vedere con Canneto il Lungo o con Sottoripa. Vivo in un paese, un paese di 1200 abitanti, con tutti i servizi: la farmacia, i commestibili, la tabaccheria, la famosa latteria in stile americano, aperta tutti i giorni e anche la domenica. Cose che nel resto di Genova se le sognano».

Una piccola Castelnuovo Magra?
«Una piccola Genova dentro Genova. Castelnuovo è un’altra dimensione. Nel mio palazzo ci sono sei appartamenti e giù nel portone due carrozzine. E’ una cosa straordinaria, no? In un paese non succederebbe mai, i paesi si svuotano. E invece qui succede, perché il Molo è abitato da giovani. È bello questo, no?»

Nella Regina Disadorna hai descritto il porto…
«Il porto lo vedevo di più quando non ci vivevo. Ora tra me e il porto c’è una barriera, il Cineplex. Per un provinciale è entusiasmante. Con la più grande sala giochi che abbia mai visto in vita mia. Quando mi viene la voglia di andare al porto, mi blocco prima in una delle sette meravigliose sale per vedere un film o a correre su un camion nella sala giochi».

Andrai a votare?
«Sì».

Per chi e perché?
«Da anarchico mi sputtano se dichiaro che vado a votare, no? Però mi sono preso una tale paura, che ho deciso di andarci. Voterò per “Er Piacione”. Questa volta ho proprio paura. Se non avessi girato l’Europa in questi anni, forse non mi sarei reso conto della straordinaria rozzezza e del primitivismo della situazione politica italiana.
Io sono un privilegiato: se vincesse Berlusconi non potrei che guadagnarci, come intellettuale. All’opposizione venderei più libri, mi farebbero scrivere di più. Però io sono figlio di un operaio -un pensionato di ottantadue anni- e vado a votare. Non voglio pensi che, per i miei principi anarchici, non ho fatto quello che dovevo. Lo faccio per lui».

Hai consegnato quattro capitoli del tuo nuovo libro a Feltrinelli...
«Si, c’ho messo due anni a scriverli».

Ti sei impegnato in cose meglio retribuite…
«No, ho cercato di dare una svolta alla mia vita, con scarso successo forse. Son quattro capitoli e mi piacciono. Per la prima volta in vita mia sto scrivendo una storia ambientata ai giorni nostri, tra il 1995 e il 2003».

È ambientata a Genova?
«No, anche se c’entra, perché Genova è dappertutto. Pensa che in un paese sperduto in mezzo al Caucaso ci sono famiglie con cognomi tipo Embriaco!»

Senti nostalgia di Spezia?
«Non sento nessuna nostalgia di Spezia, vado tutte le settimane nella mia città per incontrare gli amici. A godermi il paesaggio perché Spezia è un paesaggio e non una città. L’ultima volta che ci sono stato ho fatto una lunga passeggiata e ho scoperto che quelle m..... degli amministratori cittadini (per favore scrivi così) hanno fatto distruggere una splendida creuza per costruire una strada. Questo per permettere a quelle pappemolli che abitano lì di arrivarci in macchina. Come se a Montmartre demolissero le scalinate!»

La prossima settimana un’altra intervista con Maurizio sul G8: seguiteci!

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