Magazine Martedì 20 aprile 2010

'Il club dei padri estinti' di Matt Haig

Magazine - Del romanzo di Matt Haig Il club dei padri estinti (Einaudi, 2008, 330 pp, 17,50 Eu), ciò che più colpisce, inizialmente, è lo stile minimal. Un uso parsimonioso di parola e punteggiatura qui funziona come un colino a maglie grosse, che filtrando poco lascia passare quasi tutta la sostanza.

Siamo nella testa di un ragazzino delle medie, che con il proprio linguaggio ci racconta una storia maledettamente difficile nella sua semplicità. La bellezza del punto di vista è data da quello speciale mix di curiosità, innocenza e attitudine alla congettura prodotto dell'età pre-adolescenziale del protagonista, Philip, che ha perso il suo papà in un incidente.

Il trauma è colossale, in lui regna la confusione. Asseconda un bisogno inconscio frutto della circostanza, focalizzando l'ingestibile ondata di rabbia verso qualcuno, ed il malcapitato è lo zio paterno, il quale ha avuto la bella pensata di cogliere la luttuosa occasione per insinuarsi in casa nel tentativo di usurpare il trono vacante di capofamiglia.

Il piccolo grande Philip si trasforma così in una versione goffissima di Amleto dei poveri, capace però di far ridere e piangere chiunque. L'enigma che si snoda lungo tutta la vicenda, rendendola appassionante, poggia a sua volta su quello che è il vero signore degli enigmi, di fronte al quale tutti prima o poi ci ritroviamo: come si fa a sopportare la morte delle persone amate? Un filone destinato a non passare mai di moda, perché specchio della questione irrisolta legata all'essenza stessa della vita umana, trasversale a tutte le epoche, culture, religioni e situazioni personali.

Lo stesso filone del celeberrimo film Ghost, solo che qui i protagonisti indossano tutti la divisa del realismo, giocano cercando di rispettare le regole, e non sono vittima di nessun cattivo in stile hollywoodiano, perché nella vita il bene e il male assoluti non esistono. Fuor di stereotipo e senza cadere mai nel melenso, riuscendo a trasmettere intatte sia la drammaticità della morte sia la grandiosità dell'amore.

di Stefania Dolcemascolo

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