Magazine Venerdì 2 aprile 2010

Ford Ravenstock, l'antieroe di successo

Magazine - L'uscita del nuovo numero di Ford Ravenstock - il terzo della serie, il secondo pubblicato da Edizioni Arcadia - mi ha messo sulla tracce della sua autrice, Susanna Raule. Ford è un personaggio davvero originale: la sua peculiarità non è in un qualche potere - da cui inevitabilmente derivano un certo numero di responsabilità. Lui è un artista della morte, non un sicario: aborra l'omicidio, ed è uno specialista, a suo dire, in suicidi, anche se è più bravo ad indurli su commissione che a provocarsene uno, nonostante la costanza nel provarci.

Come è avvenuto parlandone in passato, credo che Ford sia innovativo, divertente ma non solo. Inevitabile quindi chiedere quali sono le origini di un simile personaggio.
«All'inizio stavo lavorando su una storia con un killer a pagamento piuttosto languido e insolito, ma non riuscivo a continuare. Avevo l'impressione che non fosse il personaggio giusto per quello di cui volevo parlare. Quasi per caso, cercando un modus operandi che si adattasse meglio alle mie necessità, mi è venuto in mente che il modo perfetto per far morire una persona è spingerla al suicidio. Legalmente è molto difficile provare l'istigazione al suicidio, per cui era pressoché impunibile. L'idea è nata così. Ci ho ruminato sopra per un po', definendo i dettagli, e alla fine quello che è venuto fuori è Ford, più o meno così com'è. Con Armando Rossi (che cura le copertine e i disegni ndr) abbiamo poi fatto un lungo lavoro di caratterizzazione fisica, ma il nocciolo era quello».

Ford Ravenstock tratta - sebbene in modo piuttosto ironico - un tema delicato come quello del suicidio. Ha avuto difficoltà ad essere accetto?
«No, a dire il vero. Anzi, in modo piuttosto sorprendente, il primo numero è stato recensito da una rivista on-line che si occupa di suicidio a livello clinico, e lo ha recensito positivamente. Forse a causa del fatto che sono una psicologa e che mi capita di confrontarmi con suicidi veri, credo di essere riuscita a trasmettere il mio rispetto per chi si trova a pensare che vivere sia più faticoso che morire. Non credo inoltre che ci siano temi di cui non si deve parlare. Penso che si possa parlare di tutto, finché si rispettano le persone».

Dopo il primo incontro ho definito Ford Ravenstock come cinico, ipocondriaco, irrimediabilmente depresso e con una scarsa attitudine alla vita, ma credo ci sia dell'altro, un aspetto romantico che subito rimane un po' celato. Tu che lo conosci bene, come lo definiresti?
«Ford è effettivamente un eroe romantico - o meglio - un antieroe. In lui c'è uno struggimento, un bisogno che non può mai essere appagato e che lo spinge a ripetere sempre la stessa esperienza, senza mai potervi accedere. Lo definirei una persona brutalmente danneggiata dalla vita, incompiuta, irrisolta, le cui potenzialità non arriveranno mai a fruttificare. Non a caso affronta la sessualità con imbarazzo: è un adulto mai cresciuto. Credo che ci sia ben più di un sottofondo di disperazione, in lui. Un personaggio romantico appunto, fatto e finito».

Sul tuo blog a proposito di Ravenstock dici: Così alla fine, per me, è difficile dire quale sia il nucleo della narrazione, il punto focale, il messaggio. Forse mi piace pensare che ognuno possa scegliere il messaggio che preferisce. O forse è solo un altro schermo su cui proiettare quello che voglio e di chi legge, in fondo, non mi importa molto. Magari ne parliamo. Hai voglia di parlarne?
«Perché no? Diciamo che in Ravenstock ci sono delle tematiche ricorrenti, di fondo. Il libero arbitrio è una di queste. In fondo nessuno può veramente costringerti a fare qualcosa che non vuoi fare, ma, per un motivo o per l'altro, noi tutti ci troviamo ad abdicare al nostro diritto di scelta in nome degli affetti, delle apparenze o delle convenienze. Parlando di questo volevo parlare del nostro stile di vita e della natura umana - che forse sono temi anche troppo grandi rispetto a quello che è la serie - e che sono, quindi, sempre costretta ad affrontare di striscio, mai direttamente. Probabilmente questa tangenzialità fa parte della mia poetica, se posso permettermi di usare questo termine, anche questo evidentemente troppo grande per me».

Il tema trattato da Ford mi ha spinto a pormi domande su quale sia il ruolo che il fumetto potrebbe avere nella formazione. Oggi autori e sceneggiatori parlano liberamente sui blog, ma spesso ho l'impressione che ci sia una certa difficoltà di trascinare certi elementi su carta e china. È davvero così?
«Fumetti popolari che affrontano determinate tematiche ci sono eccome, anzi, forse lo fanno più oggi che in passato. Negli ultimi anni, ad esempio, hanno visto la luce fumetti il cui scopo dichiarato è parlare di temi d'attualità; penso, per esempio, alle proposte della Becco Giallo, che ne ha fatto il suo marchio di fabbrica. Ma è anche vero che il fumetto popolare, per sua natura fornisce intrattenimento e l'intrattenimento è spesso lieve. A un fumetto non è richiesto per statuto di occuparsi di temi caldi, d'attualità. Finisce per farlo e lo fa tanto più è vivo e ancorato al contesto in cui nasce. Ma non sempre, e non per principio. Nel fumetto popolare la prima necessità è che ci sia una bella storia, avvincente ed emozionante ed è giusto che parli di tematiche sociali se questo è funzionale alla storia. In realtà non sono sicura che una storia debba per forza contenere altro oltre a una bella storia. Non è il suo scopo. Nello stesso tempo una bella storia difficilmente non avrà altro significato se non il numero di morti, o di scazzottate, o di scene di sesso, che vi compaiono. Sarebbe vuota, e le storie vuote difficilmente sono belle storie. Per mia natura preferisco una storia di Topolino - ad esempio - che affronta metaforicamente temi importanti come la democrazia, piuttosto che una storia che ha l'intento dichiarato di fare altrettanto. Ma questo, di nuovo, immagino che abbia a che fare con la mia tendenza alla tangenzialità».

Il nuovo numero di Ford Ravenstock è già in distribuzione. La serie si legge bene anche in modo isolato, ogni episodio è autoconclusivo, anche se è bello vedere come si sta evolvendo la sua storia. Una volta letto il nuovo infatti resterà difficile non voler recuperare gli altri due capitoli della saga allo specialista in suicidi di Susanna Raule e Armando Rossi. I due arretrati possono essere recuperati facilmente in un negozio specializzato, ma se non fosse possibile, basta rivolgersi all'ufficio arretrati della Panini per il primo numero (pubblicato nel 2006) e dell'Arcadia per il secondo. Buona lettura.

di Francesco Cascione

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